Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Il blocco dello scrittore

  • Art Magazine

Le mie settimane lavorative sono diventate talmente incasinate e piene che sempre più difficilmente riesco a ritagliarmi un po’ di tempo per scrivere.

Non è una condizione mia personale. Infatti, in ogni luogo di lavoro, l’aumento dei compiti/impegni/incarichi è dovuto al calo complessivo delle maestranze, oltre che all’aggravamento delle procedure e dei controlli su processi, procedimenti, flussi operativi. Ciò è riscontrabile anche nel settore pubblico, in cui tale circostanza è divenuta parossistica e cronica (che forse l’appesantimento procedimentale abbatta il fenomeno della corruzione ed aumenti la trasparenza dei processi?). Il risultato si è concretizzato, tuttavia, in maggiore farraginosità delle procedure e blocco delle iniziative, anche quelle di utilizzo dei fondi europei.

Altrove, come nella scuola, i docenti sono spesso impegnati tutto il giorno, fino a sera. Nella sanità, gli operatori sono costretti a turni prolungati. Nelle fabbriche si ricorre allo straordinario obbligatorio (spesso manco remunerato). È un bruttissimo periodo, e al Governo cincischiano, mescolando impunemente gossip, campagna elettorale, proclami, minacce, social ed errori (di valutazione, grammaticali, economici, di opportunità...).

Vabbe’, ma che c’entra con i temi di solito scanzonati di questa rubrica? C’entra eccome.

Mi rimane il week end per scrivere e manco tutto il fine settimana. Di solito scrivo quei due o tre pezzi settimanali (di più è impossibile) nel pomeriggio della domenica, il peggior periodo della settimana (per chi deve ritornare al lavoro il lunedì mattina, svegliandosi quasi all’alba, come me), come pur cantava Antonello Venditti in Buona domenica, o Claudio Baglioni in Tutto il calcio minuto per minuto..

Sì, lo confesso, anche nella mia adolescenza la domenica pomeriggio era un momento di infelicità pura. D’altronde, noi umani si vive di speranze ed aspettative e alla psiche giovano più titoli come Thanks God it’s Friday o Saturday Night Fever che non Sunday Morning Call.

Arrivo al week end totalmente svuotata di energie che da un po’ di tempo ho cominciato a soffrire dell’angosciante ‘blocco dello scrittore’. Scrivere in momenti obbligati (e per giunta solo la domenica pomeriggio) non è mai facile.

Così, ho preso l’abitudine di portare sempre con me la moleskine. Finora era mia compagna occasionale, durante convegni ed eventi, ma ora è diventata una sorta di protesi.

La mia mente preoccupata e stanca dal carico lavorativo ordinario non si rilassa abbastanza per ricordare tutto ciò di cui è necessario scrivere dopo aver colpito la mia immaginazione durante la settimana, e così prendo appunti. Dovunque mi trovi, apro il mio taccuino ed appunto cose, da sviluppare nei fatidici pomeriggi della domenica.

Anche la buonanima di Oliver Sacks (un mio idolo) aveva preso la stessa abitudine con gli anni. Descriveva l’imbarazzo di tirar fuori il suo taccuino alle fermate dei bus, ovvero anche di perderli spesso, i bus, concentrato nella scrittura. Insomma, chi prende appunti per strada, quanto meno viene considerato un eccentrico.

Ho pure pensato che forse era il caso di registrare le mie idee mediante memo vocali, al limite mi sarei confusa con quisque de populo che manda messaggi vocali per uozzàpp. Tuttavia, ho preferito passare per eccentrica, considerato che i messaggi vocali li considero il male assoluto (oltre che una gran forma di scostumatezza, il differire di pochi secondo l’ascolto e/o la risposta).

È successo, dunque, di trovarmi in fila in un’assistenza tecnica della Città, quando ho sentito l’impellenza di prendere appunti per una manifestazione culturale cui ero stata invitata. La tivvù accesa nel negozio trasmetteva dati (per me importanti) dal recente report di Save the Children sulle discriminazioni giovanili.

Ho aperto frettolosamente la moleskine ed ho cominciato a scrivere.

Quasi immediatamente, il gestore mi chiede di cosa avessi bisogno. Sorpresa dalla sollecitudine che mi faceva scavalcare (inopinatamente) alcuni altri utenti in fila davanti a me, ho cominciato a spiegare le mie necessità: cercavo informazioni sul costo di un servizio per decidermi ad aderire.

Ho notato subito che il mio interlocutore deviava sempre il mio sguardo e stranamente caricava vieppiù il suo tono di voce, incalzandomi con sempre maggiore ostilità, fino a che ha sbottato “Lei è una mistery, vero?

Una cheeeee?”, chiedo tra la sorpresa e il risentimento per il crescendo di ostilità dimostratami.

Una mistery, un ispettore in incognito.”

Io? Ma che sta dicendo?”

Sì, Lei prende appunti sul negozio!

A quel punto si è innescato un battibecco molto spiacevole e ho preferito allontanarmi da quel luogo. Fuori dal negozio ero paonazza dalla rabbia, anche perché la persona aveva cominciato a blaterare su precedenti note di debito che aveva ricevuto dalla casa madre di cui - giurava - io ero l’autrice. Impazzimento totale.

Va da sé che non sono un’ispettrice nella maniera più assoluta e mi ero anche offerta di presentare i miei documenti d’identità all’arrabbiato e ostinato gestore. D’altronde, il negozio di cui sto raccontando è nel mio quartiere, dove mi conoscono tutti e quand’anche - quarto periodo ipotetico - fossi stata in missione avrei agito da inesperta ispettrice se avessi aperto un taccuino nel luogo in cui stavo indagando. Come pure, semmai fossi davvero stata una mistery (ohmygod, che termine!) sarebbe stato un gravissimo passo falso del gestore evidenziarmelo, peraltro davanti ai numerosi utenti che affollavano il locale. Nella sua rabbia non ha pensato alle conseguenze pesantemente negative che il suo atteggiamento avrebbe comportato se fossi stata un’ispettrice mandata dalla casa madre.

Insomma, per farla breve, ho passato quel week end (il fatto è accaduto un venerdì) stracolma di indignazione, sentendomi ferita nel legittimo diritto di utilizzare il mio taccuino, ritenuto da qualcun altro un’arma, manco fosse una pistola.

Tuttavia, ho avuto di che scrivere e domenica il blocco dello scrittore mi ha risparmiato.

La moleskine? Se la riaprirò ancora nei negozi? Forse no.

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