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L’intervento

Il Pd e la rabbia dei falliti che il 4 marzo voteranno

Mentre le candidature giungono a Roma, e si apre la danza del nome dentro o fuori dal Collegio protetto, nessuno appare seriamente preoccupato di quel che accadrà in Italia il 5 marzo, e di quello che a maggio accadrà nella nostra martoriata e “ bucata” città. Io vorrei parlare alla mia generazione e a quella dei miei nipoti, di nuove opportunità, di ambiente, investimenti, di mezzi ed interventi diretti a “ pulire” il mercato del lavoro da nuove e vecchie forme di sfruttamento, della cultura per tutti, ed invece devo vergognarmi per quanto di trito e di ritrito i programmi di questo Partito Democratico propongono

“Il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare.”

Le ore vanno via veloci in questi giorni e, come per incanto, il Congresso Provinciale del PD di Avellino smette di essere una priorità, dunque semplicemente sparisce dai radar. Rimangono convinti a parlare di circoli inesistenti e di stanze vuote solo il Commissario giunto qui nel profondo Sud per compiere la sua missione, come un bravo soldatino alla guida di una piccola armata Brancaleone, ed i fedelissimi passacarte, convinti che ora potranno comunque riorganizzare un Partito Serio in vista della Prossima Campagna Elettorale.

Mentre le candidature giungono a Roma, e si apre la danza del nome dentro o fuori dal Collegio protetto, nessuno appare seriamente preoccupato di quel che accadrà in Italia il 5 marzo, e di quello che a maggio accadrà nella nostra martoriata e “ bucata” città. Le discussioni diventano sempre più noiose, prive di significato ed i temi seri e profondi che dovrebbero essere ordine del giorno di una campagna elettorale centrata, spariscono a tutto vantaggio di ipotesi di speculazioni, di ipotetici posti di lavoro e di qualche bufala sull’abolizione del Canone Rai. Il governo attuale e le forze di Centro- Sinistra sono a mio avviso quanto di più lontano dal bisogno della gente e di quei ragazzi che con ogni probabilità non voteranno neanche.

I cosiddetti Falliti, come li definisce qualcuno, che non ha altra qualità umana e professionale se non quella di essere nata nella famiglia giusta e con il cognome giusto, sono in realtà giovani capaci, competenti, e molto più preparati di qualsiasi generazione futura, ma costretti ad essere scavalcati ed umiliati da raccomandati e da professionisti del capo chino di cui è piena la nostra Terra e la nostra Provincia. Ora, come già accaduto nel dicembre 2016, con il Referendum, si sta sottovalutando il livello di incazzatura di una intera generazione, si sta sottovalutando la capacità di questa generazione di reagire e scalpitare per riconquistarsi il sacro-santo diritto di prendere parte alla vita Pubblica del Paese. Perché, si badi bene, non si tratta solo del diritto ad un lavoro, che abbia le giuste tutele e che sia retribuito in maniera proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, quanto della possibilità di partecipare alle decisioni pubbliche, di determinare con consapevolezza le scelte amministrative di una Comunità, di poter finalmente gridare la propria verità e di mutare i miserabili meccanismi di una Politica clientelare e corrotta.

Ed il mio non è un discorso populista, ma il risultato di quello che raccolgo nella mia quotidiana esistenza di libera professionista priva di tutele, o di chi prova nel mondo della Politica e dell’associazionismo a scavalcare monoliti di grettezza e strati e strati di privilegi trasferiti da padre in figlio. Per cui anche i ruoli si trasferiranno per appartenenza familiare senza alcun rispetto per il merito e le competenze, continuando nel cammino intrapreso fatto di slogan elettorali dove si raccontano i milioni di posti di lavoro, che non sono altro che una proiezione onirica e narcisistica di chi ha chiaramente fallito e si racconta bugie per poter sopravvivere.

Ecco, io vorrei parlare alla mia generazione e a quella dei miei nipoti, di nuove opportunità, di ambiente, investimenti, di mezzi ed interventi diretti a “ pulire” il mercato del lavoro da nuove e vecchie forme di sfruttamento, della cultura per tutti, ed invece devo vergognarmi per quanto di trito e di ritrito i programmi di questo Partito Democratico propongono. E devo provare a spiegare anche il tipo di strategia che alberga dietro le alleanze e i nomi dei candidati, di chi si definiva il rottamatore ed oggi si presenta come l’espressione più evidente di conservazione del potere acquisito e dello status quo. E vorrei evitare di dover sfoderare tra le varie deboli e flebili difese quella per cui “ non possiamo far vincere le Destre”.

Dateci insomma, ve ne prego, la possibilità di aprire discussioni serie, nelle piazze, nelle stanze, nelle strade, consegnateci il diritto di tornare a pensare che si può scrivere una legge migliore del Jobs act o della riforma della giustizia, perché veramente il Mondo, il 5 marzo, potrebbe essere diverso e non ci resterebbe che provare a ricostruire dalle macerie.

Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale. E’ il coraggio di continuare quello che conta. W. Churchill

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Commenti

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scrive:

Ma questa chi è? Presidente de che? Nominata da chi? Parla male di casa sua, perché non va via sbattendo la porta?
Chi l’ha investita del ruolo di portavoce di una generazione? Lontano mille miglia dal sentirmi rappresentato da una del genere.
Ma non è che la rabbia che trasuda ha origine dal non essere stata invitata da nessuno a far parte di qualcosa ?