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Interviste d’arte

Il Caleidoscopio Umano di Gianluca Capozzi nella luce di San Martino Valle Caudina: «Ognuno di noi contribuisce a fare cultura sul territorio»

Visioni fantastiche in ambienti familiari e figure volanti piene di colori brillanti, un’atmosfera intima, spirituale ed onirica quella che sarà ricreata negli spazi del Villino Del Balzo dove sarà allestita la sua personale “Excersises”: curata da Sveva Manfredi Zavaglia, sarà inaugurata domani - visitabile fino al 6 gennaio - nell’ambito della rassegna “Illumina la notte” dove il fuoco ancestrale della tradizione si fa elemento spirituale, artistico e naturalistico

Visioni fantastiche in ambienti familiari e figure volanti piene di luce e colori brillanti, un’atmosfera intima, spirituale ed onirica. Come in un caleidoscopio di umanità ammiriamo le opere della mano attenta, sensibile e poetica di Gianluca Capozzi: da domani – fino al 6 gennaio – sarà allestita una sua personale, curata da Sveva Manfredi Zavaglia, negli spazi del Villino del Balzo a San Martino Valle Caudina.

Exercises è il titolo della mostra inserita nell’ambito della rassegna “Illumina la notte” che per un intero mese coinvolgerà il piccolo centro piccolo centro dell’Irpinia, a ridosso della provincia di Benevento e Caserta: in un territorio rurale le cui tradizioni locali sono forti e radicate, la luce si fa elemento spirituale, artistico e naturalistico, celebrata in ogni sua forma, dal fuoco arcaico e ancestrale della tradizione, all’arte contemporanea.

Questa undicesima edizione sarà un un tripudio di bellezza declinato in mille sfumature luminose: dalle Vetrine del Gusto, articolate in una serie di spazi nei quali si possono degustare le migliori produzioni eno-gastronomiche del borgo - in un tour realizzato dall’associazione Irpinia Mood in collaborazione con oltre cinquanta produttori della Valle - per un percorso di riscoperta dei sapori tradizionali sammartinesi, passando per il Presepe nel Presepe, alternando musica e performance, fino all’esposizione d’arte contemporanea di Gianluca Capozzi.

Vedremo otto opere dei suoi lavori tra i più emblematici, tecnica acrilico su lino che l’artista propone come esercizi efficaci in una ricerca continua: «Fanno parte della mia nuova produzione - ci spiega l’artista - questa esposizione rientra in un lavoro più ampio portato avanti dall’Amministrazione che ha l’obiettivo di incrementare le politiche culturali del comune a partire dall’arte contemporanea. Nelle passate edizioni sono stati ospitati artisti del calibro di Sergio Fermariello e una collettiva degli artisti di Via Varco, è una soddisfazione per me proseguire questo percorso di scoperta, insieme all’artista Giancarlo Neri che terrà una sua personale nella stessa location».

Una meditazione sulla natura umana, tra interdipendenza e impermanenza tratta dagli insegnamenti di filosofi e buddisti tibetani. Una chiara dichiarazione d’amore verso l’arte di Chagall, ma in altri modi, con un’estetica personale mischiata alla modernità e un bisogno di raccontare col colore: «C’è sempre uno scambio tra le esistenze e i contesti, nessuna è autonoma, sento molto forte il rapporto tra l’uomo e la natura, la relazione inscindibile con i riti, anche magici, e le pratiche ancestrali le cui storie si tramandano tra il Sannio e l’Irpinia. Io racconto attraverso una delle tecniche più antiche, la pittura, un linguaggio che vive di eterne sperimentazioni ed evoluzioni. Dentro ci metto il mio mondo e cerco di conferire sempre un significato in più, un modo di esprimermi originale, perché legato ad un pensiero altro».

Proviamo ad immergerci nel mondo interiore artistico di Gianluca Capozzi, semplice, fatto di umanità, oggetti, spazi pieni di scintille d’anima e ci lasciamo andare. I suoi dipinti sembrano un sogno ad occhi aperti che desidera staccarsi da questo mondo frenetico e farci fermare, riflettere, interiorizzare, come un semplice osservatore del mondo, cercando di assorbire la verità per poi rivoltarla nei suoi dipinti. Ogni osservazione genera uno stupore che abbiamo dimenticato.

La bellezza nelle opere di Gianluca è un po’ questa ricerca di connessione, di equilibrio nel disequilibrio, spazi di gioco senza tempo, momenti più intimi che ricreano una non realtà: figure di colore volanti, leggere, sottosopra, che fanno acrobazie e cambiano dimensione balzando da uno stato all’altro, scene immaginarie di ambienti onirici che sembrano familiari come salotti e stanze sognanti. Un mondo privo di gravità che consente meravigliose immagini positive: «La mostra si chiama Exercise proprio per questo, dà molta importanza alla fisicità, ai corpi in movimento, al loro essere animati e sospesi in un moto senza tempo. Le mie figure sono libere e felici, vivono una sottrazione di peso per alleggerirsi dai pesi della vita di tutti i giorni, è un valore che dovremmo acquisire anche noi».

Visionario e imprevedibili. La sua prima opera Gianluca Capozzi l’ha dipinta a quattro anni e non ha mai più interrotto il suo processo creativo: «Sono di Aiello, un piccolo comune, sono sempre stato appassionato all’arte, mi sono formato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, cercavo una crescita fuori dal contesto in cui sono cresciuto. Ho trascorso un intero anno all’Università di Granada e dal 2000 il mio nome ha cominciato a girare tra diverse gallerie e mostre d’arte sia in Italia che all’estero. La percezione dell’arte è assolutamente personale, ognuno contribuisce ad arricchire l’opera con la sua opinione, allo stesso modo tutti possono, con la loro sensibilità, contribuire a far crescere la cultura. L’Irpinia è una terra che può dare tanto, piena di talenti multiformi, e anche se lentamente le persone si stanno avvicinando alle arti con passione. Serve solo una piccola spinta da parte delle istituzioni affinché questi processi siano connessi con i territori e le comunità, a sostegno delle forme artistiche».

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