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NatalAnsia

I peggiori passatempi delle feste, toccano a tutti: è pe’ augurio

La messa di mezzanotte per digerire e pregare, le tombolate, il sette e mezzo, mercante in fiera, i soldi spicci, i fagioli sulle cartelle, lo scambio dei regali mentre giochi a carte e poi assaggia questi struffoli, senti come è buono questo nuovo panettone gourmet e giù litri di amaro come fosse disgorgante per lavandini intasati: tutto molto bello, meno male che è solo una volta all’anno

Cominciamo subito. Uno dei passatempi di Natale magari è proprio aprire il giornale di prima mattina con la bocca sporca di zucchero del pandoro per vedere che cosa sta accadendo nel mondo. Nel mondo certamente sta succedendo moltissimo, ma ad Avellino questi sono giorni di ansia, di auguri da fare, tempi da incastrare, festicciole a cui partecipare, brindisi come se non ci fosse un domani e torroni da portare casa per casa.

Amleto de Silva – lo scrittore, quello bravo – come per le scorse festività, anche oggi diviene un faro e ci torna utile come ispirazione per rivisitare i dieci peggio passatempi di Natale, per l’appunto. Ora il numero sarà variabile e li elencheremo velocemente, ma non chiamateci cinici, forse siamo solo stanchi. Eppure una cosa la sappiamo: se intorno a noi tutti sono felici, ci risulteranno meno sgradevoli e fastidiosi, forse è per questo che alla fine le sante festività ci piacciono e ci sediamo intorno ad un tavolo a fare giochi e auguri.

Siete andati alla messa di Natale, quella di mezzanotte? Una riunione di fedeli che svela i segreti del cenone di ogni famiglia: la chiesa si riempie di poveri bambini costretti a stare al freddo e al gelo, signore impellicciate, gente che emana i più svariati odori – dalla frittura di pesce ai mandarini – anziani che giustamente si addormentano, persone che camminano avanti e indietro per avviare la digestione. Tutto questo per farsi benedire, basta che funzioni.

Da oggi partono le maratone: la tombolata – o l’infinita serie di tombolate perché i nostri amici sono cresciuti e ora hanno tutti una casa loro con un grande salone per ospitare i compagnucci – forse non ce la siamo proprio meritata. Nel senso delle cartelle con quello accanto che sposta puntualmente i fagioli e bisogna ricominciare, il simpaticone che grida ambo al primo numero e ride solo lui, la distratta che risponde ai messaggi ed è convinta di aver fatto cinquina quando la tombola è già finita, la zia che non sente, i dieci centesimi a cartella da mettere insieme per non far sembrare i premi troppo pidocchiosi e così via.

Fino al mercante in fiera, odiatissimo e lunghissimo. Compravendite che sembra la Borsa di Milano nel pieno della settimana, la carta sfigata da generazioni che capita sempre e solo a uno, chiaramente quello che non vince mai. In realtà pure tutti gli altri giochi con le carte - tipo Sette e Mezzo - inventati per farci sentire più poveri e tristi, perché – onestamente – usciamo da queste sessioni carichi di meraviglia, così tanto che viene quasi la voglia di passare il resto del tempo in isolamento, solo noi e i gatti davanti al camino. Almeno i gatti non ci giudicano, non palesemente. E non vincono sempre, come quell’amico che si presenta circondato da un’aura di fortuna sfacciata.

Lo scambio dei regali si solito avviene in una di queste serate organizzate per giocare a carte - è tradizione, dicono – anche qui aspettative altissime e alla fine la classica formula: è solo un pensierino. La maggior parte delle volte siamo di fronte a confezioni brutte con dentro candele inutili, ma di questo abbiamo già parlato qui.

Intanto si continua a spizzuliare. Lo struffolo, il mostacciolo, una fettina di panettone gourmet, assaggia questo roccocò, prova un poco di panforte e giù litri di amaro come se fosse disgorgante per lavandini intasati. E’ bello il Natale, si. Meno male che viene una volta all’anno, così salutiamo tutti e possiamo tornare a pensare alla dieta.

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