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Riflessioni al futuro

I paesi possono essere progetti, l’Irpinia deve recuperare gli attrezzi per vivere

Nei nostri viaggi - purtroppo quasi solo virtuali - alla ricerca di buone pratiche capaci di rivoluzionare il pensiero delle aree interne, abbiamo conosciuto Anna Rizzo: un’archeo-antropologa che lavora all’interno della Missione Fluturnum per il recupero del patrimonio rurale e immateriale di Frattura di Scanno (in Abruzzo) che ci ha prestato la sua riflessione su borghi e nuove generazioni: ci sono luoghi che non vogliono morire e si lasciano salvare, lontani dall’assistenzialismo, sono responsabili e riannodano i fili della storia e delle pratiche locali. La prossima volta che un finanziamento arriverà nelle mani di un Sindaco, è a questo che dovremmo pensare…

Gli strumenti del ritorno. Un borgo può essere un progetto rurale ma anche culturale, o semplicemente abitativo. L’inesistenza di un itinerario codificato per pianificare una strategia agile di recupero, non solo immobiliare ma anche sociale, rende questi paesi facile preda di incursioni di chi sta speculando finanziariamente o chi li usa strategicamente per il branding territoriale.

I borghi o i paesi possono essere progetti se si parte da una documentazione essenziale rispetto al loro lascito trasmesso. Recuperando gli attrezzi per vivere, cioè i beni immateriali, possiamo gettare le fondamenta e recuperare i fili narrativi storici e pratici.
Una delle eredità meno evidenti è proprio la storia locale che se messa in relazione tra le generazioni può innescare esperienze di scambio e di rete, tra un prima e un dopo. Un’interazione tra nuove forme di residenzialità e la necessità di superare gli ostacoli di un tempo.

Esaminare le eredità del passato è una funzione civile. Individuare le leve culturali su cui puntare e portare a compimento dei tavoli di confronto tra vecchie e nuove generazioni. Pianificare nel medio termine il recupero di colture, la salvaguardia degli spazi pubblici e tutelando il patrimonio artistico, sacro, musicale, materiale che potrebbe andare perduto.Il confronto intergenarzionale e la rifunzionalizzazione degli spazi dell’abitare, in aree a forte declino demografico ha bisogno di un approccio generoso e sensibile. I borghi sono il futuro per le nuove generazioni, è una frase che non vuol dire nulla. I borghi possono essere progetti, se si esce dalla loro rappresentazione poetica e malinconica di un mondo sommerso.

La storia è un catalizzatore. Un paese è una rete di scambi, di storie di vita e di esperienze che mettono in luce le difficoltà locali. Un paese abbandonato è un luogo che ha vissuto delle criticità che potrebbero essere l’innesco di nuove catastrofi. Le vulnerabilità sismiche, idrogeologiche, e altri fattori di rischio sono degli indicatori oggettivi che hanno reso quei luoghi non sicuri. La critica della morte dei borghi deve partire dal riconoscere che i borghi in spopolamento sono sistemi fragili, che non riescono a fare fronte alle nuove economie, e sono spesso aggrappati a una ingannevole fiducia inerziale.

La memoria locale mette in luce un mondo senza documenti, che è la parte più difficile da conservare e da trasmettere. Che ha permesso attraverso la conoscenza codificata del territorio, di sopravvivere, di alimentarsi e di non degradare i rapporti sociali.

Nei nostri viaggi - purtroppo quasi solo virtuali - alla ricerca di buone pratiche capaci di rivoluzionare il pensiero delle aree interne, abbiamo conosciuto Anna Rizzo: un’archeo-antropologa che lavora all’interno della Missione Fluturnum per il recupero del patrimonio rurale e immateriale di Frattura di Scanno - paesino nel cuore dell’Abruzzo - insieme alla comunità si è dedicata alla lettura del paesaggio e allo studio dell’agricoltura storica, mettendo al centro della rinascita la coltivazione del fagiolo bianco, negli anni ha lavorato sul recupero dei saperi e delle memorie locali, tenendo conto della trasformazione economica del territorio e spingendosi fino al restauro di spazi pubblici in disuso individuati dalla comunità. Area fragile, territorio aspro, comune spopolato ma resistente, oggi si trova ad accogliere turisti per il festival “Non sono solo un fagiolo”. Di Anna Rizzo sono le parole che avete appena letto, fondamentali per aprire una riflessione su borghi e nuove generazioni.

Le esperienze di chi viaggia e torna, mischiate a quelle di chi è rimasto, abitanti nuovi, cittadini temporanei e residenti che innescano il cambiamento e continuano a creare, sempre in movimento. E’ la dinamica della restanza, lo abbiamo imparato. E un esempio ambizioso è venuto dall’edizione irpina del Festival del Paesaggio curato da Mario Pagliaro, insieme alla Bottega delle Mani, che per tre giorni a Sant’Andrea di Conza ha visto confrontarsi architetti, amministratori e promotori culturali sulle aree interne come luoghi di vita, un tentativo - il primo in provincia - per scoprire prospettive attraverso lo sviluppo di nuovi modelli di riferimento, sedendosi insieme sulle scale e nelle strade di un piccolo paese.

Abbiamo cominciato a ricostruire questa grande incompiuta. Stiamo abbandonando il nostro modo ostinato di conservare? Non ne siamo sicuri, certo si vedono segnali di responsabilità, cominciamo a riconoscerci, ma non sappiamo ancora ascoltare.

Ci sono luoghi che non vogliono morire. E così si lasciano salvare. Attenzione, non assistere. L’Irpinia in questo è maestra: più che al terremoto ha cercato - e forse ancora cerca - di sopravvivere ai danni del post terremoto, perché continua ad essere schiava dell’assistenzialismo, è ancora ferma a sperare nei fondi di un Progetto Pilota pensato al contrario - prima i servizi, poi bisogni e desideri delle comunità – oppure limitata a promuovere il territorio aspettando i finanziamenti per i grandi eventi, mentre un team di ricercatori - come quello di cui è parte attiva Anna Rizzo - potrebbe arrivare anche qui, ma per far si che questo si realizzi c’è bisogno della sensibilità delle Amministrazioni, c’è bisogno di presentare un progetto - anche condiviso tra più Comuni - è necessario, insomma, essere più lungimiranti di così.

Photo Credit: Antonio Bergamino - Festival di Paesaggio, Sant’Andrea di Conza

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