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L’analisi

Il Grillo Democratico

È l’elettore, il militante, il dirigente ideale proposto dai risultati del 4 marzo. Il suo profilo riassume le due facce della medesima identità di fondo. È il Grillo Parlante di Collodi, coscienza critica delle grandi e piccole devianze tollerate dal renzismo. Ed è il sano pragmatismo e la buona cultura di governo di larga parte della classe dirigente politica e amministrativa degli ex Dc e dell’ex Pci. Tuttavia il caso Irpinia, laboratorio della politica nazionale, lascia presagire che il Grillo Democratico può nascere soltanto dai Cinque Stelle, a meno che il Pd non si rifondi su basi radicalmente diverse

Grillo Democratico: un neologismo che ci siamo permessi di coniare all’indomani del 4 marzo, e che può essere applicato, indifferentemente, alla realtà politica nazionale e a quella locale, ad esempio irpina, come si vedrà più avanti.

Il Grillo Democratico è l’elettore - militante - dirigente Pd ideale uscito dalle urne il 4 marzo. La sua collocazione reale (e attuale) è nel Movimento 5 Stelle; la sua memoria storica è il meglio, ovvero la parte non riuscita, della fusione tra le culture dell’ex Pc e dell’ex Dc.

A livello statistico lo dice, in qualche modo, anche un’indagine di “Swg sondaggi”: il 35 per cento degli elettori che nel 1987 (ossia prima che il Pci si trasformasse in Pds) votarono Partito Comunista, il 4 marzo hanno votato Cinque Stelle, assieme al 18 per cento che in quello stesso anno scelsero Democrazia Cristiana. Degli ex elettori comunisti, invece, il 32 per cento è rimasto fedele al Partito Democratico ma ha profondamente dissentito dalla scelte di Renzi in materia di politiche del lavoro e sociali e, soprattutto, ha criticamente rilevato l’affossamento delle questione morale.

Il Grillo Democratico riassume e fonde due facce della medesima identità. E’ il grillo parlante di Collodi, coscienza critica delle grandi e piccole devianze tollerate o addirittura ignorate dal Pd di Renzi, ivi compresa la tendenza alla bugia dell’ormai ex leader del Nazareno. Ed è il sano pragmatismo, l’esperienza, la buona cultura di governo di larga parte della classe dirigente politica e amministrativa degli ex Dc ed ex Pci confluiti nel partito del Grande Sogno raccontato nel 2008 da Walter Veltroni.

Il Grillo Democratico è la forza ideale, interpretata dai Cinque Stelle, necessaria per battere la corruzione, eliminare i privilegi della casta, ridurre al minimo le disuguaglianze, dare dignità al lavoro, riprendersi il futuro rubato ai giovani, consolidare la coscienza dei diritti ma anche la consapevolezza dei doveri. Ed è, insieme ed in pari misura, il senso del realismo politico, incarnato dalla parte buona del Pd, che sostiene l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, richiama al rigore della cultura democratica delle nostre istituzioni, custodisce le radici e il filo della storia del Paese.

Eugenio Scalfari dice una cosa saggia quando afferma, apparentemente sfiorando il paradosso, che il Movimento Cinque Stelle – traduciamo a modo nostro - ha in sé l’embrione dal quale può rinascere il Partito Democratico nella versione originaria e pura che era stata immaginata.

E non a caso, si badi, oggi il più fiero oppositore dei Cinque Stelle è quel Matteo Renzi che – una forzatura l’altro ieri, ancora una ieri – ha modificato il Dna del Pd al punto tale da condurlo al tracollo del 4 marzo. L’ormai ex leader dell’ormai ex Pd odia visceralmente i Cinque Stelle perché sa che è nei grillini, in qualche misura aggiornati e corretti, il nuovo sogno italiano del “We can”.

Non a caso, per di più, Renzi ha di fatto contrattato la immediata esecutività delle sue dimissioni con l’impegno di un secco “no” del partito a qualsiasi forma di collaborazione con un eventuale governo Cinque Stelle: nessuna ipotesi di coalizione organica, niente concessioni di appoggi esterni. E’ una posizione correttamente motivata - nella forma - con l’elenco dei giudizi durissimi espressi dai grillini nei confronti del Pd prima, durante e dopo le elezioni; ma che - nella sostanza - poggia tutta sulla consapevolezza di Renzi che la residua possibilità di una sua improbabilissima resurrezione è tutta nel fallimento dell’impresa di formare un governo da parte dei grillini.

Al di là dell’ineluttabile tramonto di Matteo Renzi e del suo Giglio Magico, il Pd potrebbe contendere ai Cinque Stelle il profilo politico del “Grillo Democratico” soltanto se si applicasse in un severo processo di autogenerazione – rifondazione, puntando sulle risorse che al suo interno di certo non mancano, e rappresentando una scena radicalmente diversa da quella attuale, sia nella narrazione politica che nelle facce dei suoi protagonisti.

Quante probabilità ci sono che riesca l’impresa d’una siffatta rifondazione?

Verosimilmente pochissime, a nostro giudizio. L’Irpinia non è l’ombelico del mondo, ma il suo racconto della politica ha molto spesso anticipato l’evoluzione dei processi nazionali. Il suo laboratorio, insomma, da decenni è in qualche buona misura il vaticinio, più che la cartina di tornasole, degli scenari politici prossimi venturi.

E se qui, in Irpinia, gli sconfitti del Pd alle elezioni – prima tra tutti i deputati “usciti” Paris e Famiglietti – ancora pretendono di distribuire le carte; se l’analisi della sconfitta si limita ad un penoso gioco a scaricabarile, senza la capacità d’un minimo d’autocritica; se c’è ancora chi, dal commissario della federazione Ermini ai personaggetti delle diverse correnti locali, immagina la ripartenza del Pd attraverso un congresso fondato sui numeri di tessere fantasma e non già sulla elaborazione d’un concetto serio e severo della militanza e del progetto politico; se sopravvivono pezzi d’antiquariato di dubbia qualità - tipo De Luca, Famiglietti, Paris e diversi altri - che ancora tengono in considerazione De Mita e ancora s’ispirano al suo sistema di potere clientelare: se in parte o tutto ciò dovesse essere lo specchio dell’idea che si ha del “Grillo Democratico”, non ci sarebbe alcuna speranza che possa essere il Pd, questo Pd, il competitore dei Cinque Stelle.

Né in Irpinia, né in Campania, né nel resto d’Italia.

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