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Pd, Cennamo nomini un Commissario per Avellino

Il compito che Nicola Zingaretti ha affidato ad Aldo Cennamo è quello di rifondare il Partito democratico in provincia di Avellino, non quello di accompagnare il partito ad un ennesimo congresso, stabilendo tempi e regole: piaccia o non piaccia Cennamo è stato inviato al capezzale di via Tagliamento con un preciso mandato politico e tutto suggerisce che non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua missione.

Il Commissario ha i tempi del passista, da vecchia guardia qual è sa che occorrerà tempo e pazienza per sciogliere i troppi nodi sul tavolo, per rimettere ordine tra le macerie, per ricucire una comunità tanto dilaniata, sa che i primi passi sono quelli decisivi ed è proprio per questo che la sua priorità, in questa fase, è quella di condurre, anche e soprattutto con il bastone della diffidenza e della fermezza, tutte le parti in causa a ritrovarsi sulla necessità di ripartire, chiudendo ogni spazio alle ragioni di parte, alla rivendicazioni su quanto accaduto in questi anni.

Sia chiaro, Cennamo ha le idee sin troppo chiare sulle ragioni che lo hanno condotto a via Tagliamento, sulle responsabilità di quanti sino sono comprati e venduti il partito, sulle cause profonde che hanno portato all’implosione del Pd in questa provincia e da questo punto di vista ha utilizzato parole sin troppo chiare, quando ha richiamato tutti al primato delle regole e al dovere dell’appartenenza. Ma non può lasciare che il peso del passato prevalga sulle ragioni del futuro ed è questa la ragione per la quale, in questa fase, non può cedere di un millimetro, anche a costo di cedere a toni ed atteggiamenti ruvidi, rispetto alla necessità di affermare la portata politica del proprio ruolo.

Ma è chiaro che il bastone da solo non basta, servono fatti per inchiodare ognuno alle proprie responsabilità, fatti che diano senso e prospettiva a questo nuovo percorso. E se è vero che il Commissario pare intenzionato ad accettare fino in fondo la sfida dell’unità sui contenuti, ovvero sulle soluzioni e sulle proposte, è altrettanto vero che l’unità sui contenuti la si può costruire solo riaffermando la dimensione politica su quella istituzionale. Il che vuol dire, in primo luogo, mettere ordine nel capoluogo, portare il pallino dell’indirizzo politico fuori da Palazzo di città, sottrarre il confronto sulla linea politica alla guerra di trincea in Consiglio comunale, al gioco delle alleanze spurie e delle vendette incrociate: il primo passo che Cennamo dovrebbe compiere sarebbe quello di indicare un Commissario cittadino a cui affidare il compito di costruire il partito nel capoluogo, un Commissario sufficientemente autorevole ed estraneo al gioco delle ambizioni, in grado di imporre un metodo di lavoro e di confronto condiviso ed inclusivo, a riparo dalle dinamiche consiliari, dalla logica delle vendette e dei ricatti

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