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L’intervista

«Dobbiamo difendere l’ottavo posto, battere Avellino è una necessità. Ma i lupi arriveranno lontano...»: Qui Trento, parla coach Buscaglia

Il tecnico della Dolomiti Energia chiama i suoi alla prova di forza contro la capolista Sidigas: «L’obiettivo Final Eight è ad un passo, dobbiamo raggiungerlo dando tutto quello che abbiamo. L’Eurocup ci stanca ma ci migliora, lo stesso vale anche per la Scandone»

Maurizio Buscaglia, coach della Dolomiti Energia Trento, diciamoci la verità: vista la posizione in classifica dell’Aquila e quella di Avellino e della necessità, di entrambe, di vincere per mantenere, rispettivamente, ottavo e primo posto, bianconeri e biancoverdi avrebbero davvero fatto a meno di incontrarsi domani sera...

«Noi, così come la Sidigas, giochiamo sempre per vincere. Affronteremo una squadra che ha fatto un magnifico girone d’andata con l’assillo dei due punti: senza addentrarci in calcoli, uscire sconfitti significherebbe perdere la possibilità di disputare le Final Eight. Avellino è dentro, ha la possibilità di girare la boa al primo posto, ma quelli che hanno tutto da perdere siamo noi. Dovremo puntare sulle nostre certezze, sul bel basket che stiamo mostrando in campo, sulla nostra volontà di cercare sempre il massimo risultato. Siamo appena atterrati dopo il "trasfertone" in Russia: dobbiamo raccogliere energie ed idee giuste per puntare alla vittoria contro la Scandone. Vogliamo andare in Coppa Italia, e questo glielo dico da tecnico di una società che lavora ponendosi i propri obiettivo passo dopo passo. E’ così che siamo arrivati alle Top 16 di Eurocup, è così che, dal mese di dicembre in poi, abbiamo dato l’assalto alla zona Final Eight. Ora questo obiettivo è ad un passo, dobbiamo provare a raggiungerlo mettendo in campo tutto quello che abbiamo».

C’è rimasta impressa una sua frase di qualche stagione fa: « «La coppa preferisco giocarla che guardarla in tv». Trento ed Avellino, nelle ultime settimane, hanno avuto un’altra brillantezza "grazie" all’assenza del doppio turno. E’ ancora di quell’avviso?

«Resto del parere che fare le coppe sia un’esperienza bellissima. Nelle ultime stagioni abbiamo conquistato sul campo questa possibilità e ce la teniamo strettissima. Partecipare ad una competizione europea dà alla squadra la possibilità di costruire alcune condizioni mentali che portano ad una resa migliore anche nei momenti meno brillanti della stagione. Certo, si sommano fatiche su fatiche ma a noi piace giocare in Europa e vogliamo continuare a farlo. Oltre alla soddisfazione di partecipare alle Top 16 di Eurocup, Trento sta alzando il suo livello, i miei ragazzi hanno più coscienza rispetto all’andamento di una singola gara. A dicembre, e vengo alla sua considerazione, abbiamo speso molto per recuperare il terreno perso ad inizio campionato ma, adesso, siamo ad un passo da un obiettivo importante. Se siamo più resilienti? Sì, mettiamola così...».

Lei viene da una finale scudetto persa a testa alta. Come ha risposto la piazza di Trento a quel tricolore sfiorato? Si sono alzate le aspettative? Ad Avellino questo è motivo di discussione...

«Ci sono piazze medio-piccole che sognano la possibilità di giocarsi il titolo: lo scorso anno abbiamo condensato ambizioni, sogni e voglia arrivato ad un passo da un traguardo impensabile. Quest’anno, consapevolmente, abbiamo capito che, al di là dell’eco di quei playoff, avremmo dovuto ricostruire quasi tutto. Ed ovviamente ci abbiamo messo del tempo per farlo. Giocare finali lascia sicurezze e scorie che, per quanto riguarda Trento, sono in fase di assorbimento. Non è facile ripetersi e questo il nostro pubblico lo sa. Ma è pur vero che gli avversari ti guardano in un altro modo: sei la squadra che ha giocato la finale, senti un rinnovato rispetto nei tuoi confronti, tutti sanno che dovranno dare il 100% per batterti. Veniamo da stagioni che ci hanno permesso di scalare il basket italiano: promozione dopo promozione, c’era sempre un campionato da vincere ma quando arrivi ad un passo dallo scudetto non puoi che spegnere e riaccendere la macchina. Forse, guardo a questo inizio di stagione, potevamo essere più pronti, ora ci stiamo riprendendo soprattutto per quanto riguarda la nostra identità. Abbiamo cambiato tanto e poco, contemporaneamente. C’è ancora un margine di miglioramento, ma il nostro primo click l’abbiamo fatto».

Senza nulla togliere al valore di un roster importante come quello della Dolomiti Energia, le facciamo tre nomi: Jorge Gutierrez, Ojars Silins e Dustin Hogue...

«Gutierrez, dopo l’infortunio, ci sta deliziando con i suoi lampi di classe. Abbiamo pagato la sua assenza, così come quella di Shields, ma ormai tutto è passato. Jorge è al suo primo anno in Italia e si sta adeguando al nostro basket, sta trovando la sua continuità e la sua presenza ci ha aiutati ad allargare il nostro sistema di gioco. Mi fa piacere che lei abbia nominato Silins: è un giocatore di grande qualità, con caratteristiche uniche rispetto ai suoi omologhi dei roster passati. Ci ha dato forza nel perimetro e ci permette di sfruttare più soluzioni in fase d’attacco. Hogue lo conosciamo benissimo: è un ragazzo di grande energia, in campo si diverte e gioca bene, si spinge al massimo ed ha una grandissima voglia di allenarsi. Un pregio che non tutti i giocatori hanno».

Domanda secca: Avellino è da finale?

«La Scandone può andare avanti. Di Avellino si parla benissimo in termini di squadra: ha giocatori realmente di sistema, che sanno rendersi utili anche nelle piccole cose. E poi è nel pieno di un progetto che, per ora, l’ha vista arrivare dove doveva. Questo roster, a parer mio, ha più qualità rispetto a quelli passati ed il ritorno di Shane Lawal potrà essere decisivo. Non faccia leggere questa risposta a Pino Sacripanti, conosco la sua scaramanzia (ride, ndr)».

Lei ha ereditato la panchina dell’Under 20 proprio dal coach della Sidigas. Magari, ci consenta la battuta, un giorno erediterà anche quella di Avellino...

«Sia io che Pino lavoriamo in club ambiziosi e che hanno voglia di far bene. Trento ed Avellino sono due piazze passionali e che meritano i grandi palcoscenici che hanno calcato e che stanno calcando. Spesso ci confrontiamo sulla voglia delle nostre società...».

Grazie coach.

«A lei».

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