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Il punto

Da Alberani al Settore Giovanile: con la B sparisce l’intero universo Scandone

Il diesse lascerà Avellino dopo quattro stagioni, salta l’intero staff tecnico. Le Giovanili inghiottite da un buco nero: liberi tutti per 180 cestisti in erba. Ecco le macerie dell’autoretrocessione

Senza Serie A, senza certezze c’è un mondo intero che sparisce. Dall’architrave di quella che era la seconda, e più proficua, fase Sidigas, ovvero Nicola Alberani all’intero mondo delle giovanili. Anni di lavoro che vanno in fumo, contratti già firmati che diventano carta straccia, strade che si separano o che, attendono l’ufficialità, per farlo.

Si chiude, oltre ad una storia durata 19 anni (22 se si conta anche l’approdo in A2 datato 1997), anche una fase sportiva non di poco conto. Che aveva visto Avellino puntare su quello che, nel 2015, si laureò miglior direttore sportivo della Lba: Alberani, al momento negli States per seguire la Summer League, tornerà in Irpinia solo per chiudere formalmente il rapporto che lo lega alla Scandone. Dopo l’autoretroccesione della Virtus Roma, arrivata nel 2015, il dirigente nativo di Forlì “subisce” questa scelta anche ad Avellino. Alberani chiude un’era oggettivamente positiva, se si guarda ai risultati del campo: sempre ai playoff ed alle Final Eight, di sovente in Europa, la “sua” Scandone ha funzionato meglio in accoppiata con Pino Sacripanti ma era pronta per ripartire, dopo un anno costellato da difficoltà, da Massimo Maffezzoli.

Già, l’ex vice di Vucinic, dopo dei playoff memorabili quanto sfortunati, era pronto a vivere la sua prima esperienza da head coach. Non sarà così: tornato a Verona, sua città natale, ed in procinto di vivere l’esperienza del Mondiale con l’ItalBasket di Meo Sacchetti, Maffezzoli dovrà trovare un’altra squadra. Forse in Italia o, magari, all’estero. Lo stesso avrebbe già fatto il suo ex assistente Francesco Cavaliere, destinato a Napoli in A2, lo stesso dovrebbe fare Gianluca De Gennaro che, dopo quasi due decenni trascorsi nelle vesti di assistant coach, è ai saluti con la Scandone. Massimo Bulleri, invece, ha avuto giusto il tempo di indossare una polo marcata Sidigas: l’ex Azzurro affiancherà Massimo Cancellieri alla guida di Ravenna.

Saltati gli ingaggi di Taylor, Obekpa, Treier e Chappell, stanno per dire addio ad Avellino anche Luca Campogrande e Lorenzo D’Ercole. I due, legati ad un contratto con la Scandone sino al prossimo giugno, attendono solo l’ufficialità dell’iscrizione in B per veder sciolto il proprio rapporto con il club biancoverde.

Ma il naufragio tocca anche il Settore Giovanile. L’avventura di Rodolfo Robustelli alla guida della Scandone juniores è al termine. Senza un intervento che salvi la juniores si rischierebbe la fuga di circa 180 giovani cestisti non solo irpini ma provenienti (spesso accompagnati dalle famiglie) da tutta la Campania e da tutta Italia.Una fuga di massa che manderebbe in fumo anni ed anni di difficoltoso lavoro. Un vero e proprio terremoto in tutti i sensi.

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Commenti

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scrive:

Che ha potut9 combinare questo signore ....

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Domenico Manzi scrive:

Settore giovanile?
La Scandone non ha mai avuto un settore giovanile se non un gruppetto di ragazzini viziati, raccomandati e figli o parenti "dell’ Avellino bene (?) "
Se oggi ci troviamo in queste condizioni è anche perché non hanno mai voluto fare un settore giovanile serio.
Sempre ad accontentare gli amici degli amici

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scrive:

Domenico manzi, puoi anche fare qualche nome, qualora tu ne abbia. La Scandone, sopratutto prima di approdare alla A2, ha avuto i suoi settori giovanili e alcuni di essi (82-83) si sono distinti nei cadetti regionali e disputato nazionali a Bormio. Erano quelli, gli anni dove i genitori portavano i figli a giocare in auto, a proprie spese, e senza alcuna pretesa. Io ero tra quelli, e ricordo bene gli anni della b2-b1-a2 fino alla A, quando non c’era tutto questo movimento e la palla a spicchi un settore molto di nicchia in Italia, figuriamoci ad Avellino. C’erano i campus estivi e la voglia di giocare sempre. Se la Scandone è stata tutto questo, lo si deve alle gestioni di 20 e passa anni fa, ai gruppi di ragazzi che c’erano e pure ai genitori di questi viziati come lo definisci tu. E ti garantisco, che nella palestra de colletta, ci giocava chi era bravo davvero.