Questo sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e di profilazione. Per maggiori informazioni e per disabilitare i cookie consulta la cookie policy. Continuando a navigare il sito acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

Il dibattito

Corruzione e sociale, la Caritas ammonisce: «Le cooperative non siano ostaggio dei partiti. I soldi ci sono: chi deve controlli»

Incontro al Circolo della Stampa di Avellino per discutere del crescente disagio vissuto dalla comunità irpina, del quale i suicidi sono un segnale allarmante. Mele: ««Il mondo del volontariato e la cooperazione devono fare attenzione a non farsi strumento della politica»

“Dal disagio alla disperazione: il ruolo dei servizi e i bisogni inascoltati dei cittadini” è il titolo del tavolo organizzato, per questo pomeriggio, al Circolo della Stampa di Avellino, promosso dalla Caritas diocesana in collaborazione con il settimanale cattolico “Il Ponte”, in seguito ai più recenti fatti di cronaca, in particolare gli episodi di suicidio, che hanno riacceso i riflettori sulle condizioni di crescente difficoltà umana e sociale di questo territorio. Ad introdurre i lavori, moderati dal dott. Mario Barbarisi, direttore del settimanale, è stato don Vittorio Ugo Ferrara, delegato vescovile alla carità. A prendere la parola, insieme al dott. Giuseppe Nese, psichiatra e coordinatore del sistema del superamento degli OPG per la Regione Campania, è stato il direttore della Caritas di Avellino, nonché garante provinciale dei diritti dei detenuti, Carlo Mele.

«Rinsaldare le responsabilità degli enti istituzionali, attraverso la maturazione della consapevolezza che il disagio ha una provenienza sociale ma anche una responsabilità sanitaria» ha dichiarato Mele per spiegare il senso dell’iniziativa e i motivi che hanno condotto all’organizzazione del tavolo. «Vogliamo far sì che gli ambiti sociali e i servizi sanitari diventino sempre di più strutture tra loro integrate e in grado di comunicare per farsi carico di ogni cittadino, tenendo in conto la sua debolezza ed il suo disagio. Serve, poi, che ci sia un progetto serio alla base degli interventi di assistenza per garantirne l’efficacia cosa della quale, allo stato, notiamo la sostanziale assenza».

Una iniziativa che ha inteso formulare proposte attraverso la diffusione di buone prassi, come gli sportelli di ascolto, che nascono da quella che è l’esperienza diretta della Caritas. «A partire dal nostro vissuto, abbiamo posto l’ascolto, l’osservazione ed il discernimento alla base del nostro lavoro. Si tratta di tre parole semplici ma fondamentali nella cura di chi chiede aiuto. Spesso – ha proseguito il Direttore – nei Piani di Zona gli operatori non sono nemmeno in grado di quantificare le richieste di aiuto giunte perché non si fa monitoraggio: una mancanza che non permette di programmare».

Inevitabile, alla luce dei più recenti fatti di cronaca, dallo scandalo ACS all’annosa e interminabile questione della gestione dei flussi migratori, un passaggio sulle criticità che spesso accompagnano il mondo della cooperazione. «Il mondo del volontariato e la cooperazione – ha affermato Mele – devono fare attenzione a non farsi strumento della politica: i partiti spesso abusano di queste realtà per il proprio interesse. E così accade che cooperative o associazioni di facciano semplicemente mettere un cappello in testa pur di ottenere quattro “spiccioli”: che siano quattro, otto o dieci, si tratta sempre di una prassi irregolare ed illegale». Il solo argine, dal punto di vista di Mele, a simili incresciosi episodi è la «la legalità e la capacità di avere a cuore le comunità. Alcune questioni vengono tralasciate e si finge di non vederle e poi ci sono trova a dover fare i conti con esse quando esplodo. È come per questione della gestione dell’accoglienza: se non si matura finalmente la consapevolezza e la prospettiva che queste persone vivranno sui nostri territori, senza porre ora in essere gli interventi necessari, ci troveremo dinanzi ad una situazione per la quale le cooperative, mancando i soldi, andranno via dai nostri territori». E sul ruolo di controllo delle istituzioni sull’attività cooperativa, il garante per i diritti dei detenuti, ha concluso che sono una precondizione irrinunciabile al buon utilizzo delle risorse, per fare il modo che queste vengano effettivamente destinate al miglioramento delle condizioni di vita delle persone. «Si spendono quantità infinite di denaro e poi si afferma che manchino sempre le risorse. In realtà se ne sciupano tante senza verificare i processi. Se io spendo un euro per migliorare la una condizione di una persona o di un gruppo bisogna verificare che ciò sia avvenuto e, in caso non sia così, intervenire. E invece questo non accade e si persevera in sperperi dannosi, per tutti».

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Non ci sono commenti all'articolo.