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L’intervista

«Congresso rinviato perché qualcuno non ha voluto "pesarsi". Roma ne tenga conto per le Politiche...»: Pd, il day after di Festa

Il riferimento della componente "Davvero" commenta lo stop del Nazareno all’Assise del Pd irpino: «Il lavoro di Ermini meritava una giusta conclusione. Qualcuno ha lavorato contro il bene del partito e per un mero tornaconto politico. Siamo amareggiati». L’asse con D’Amelio, Santaniello, Paris e Iannace potrà resistere: «Non è il momento di parlare di alleanze e di Amministrative, ma il dialogo continuerà»

Gianluca Festa, il Nazareno ha congelato il Congresso della Federazione irpina del Partito Democratico. Forse è proprio la sua componente quella meno felice rispetto al contenuto della lettera inviata da Andrea Rossi a David Ermini…

«Probabilmente sì ma, guardi, noi non siamo mai stati per la prova muscolare o per la conta. Avremmo voluto che il partito vedesse rinnovata la sua struttura ed avesse organismi democraticamente eletti, il Congresso era un passaggio indispensabile per il Partito Democratico irpino e la sua mancata celebrazione mi amareggia. Al di là della voglia di far emergere una componente che rappresenta una solida realtà all’interno dello scenario democrat, la nostra volontà era quella di poter concorrere a dare al Pd una nuova organizzazione e lavorare per la definizione di un nuovo rapporto tra partito e territorio, componenti necessarie in vista delle Politiche. Invece, in un Pd già in difficoltà, non c’è una struttura adatta a presentarci in campagna elettorale nella maniera migliore. Personalmente avrei avuto piacere se il lavoro del Commissario David Ermini fosse arrivato alla sua naturale conclusione. È stata definita un’anagrafe, è stato redatto un regolamento e sarebbe stato giusto completare il percorso fino alla celebrazione del Congresso. Così non è stato…».

Secondo lei perché?

«Alcune componenti hanno preferito lavorare per rimandare il Congresso. Non per il bene del partito ma solo per un mero tornaconto politico».

Ora la palla resterà in mano all’onorevole Ermini il quale, in un’intervista a “Il Mattino”, ha dichiarato di essere pronto a guidare il partito anche nella corsa alle prossime Amministrative…

«In mancanza di un Congresso non esiste gestione migliore. L’onorevole Ermini ha ben chiara la situazione del partito a livello locale e, nonostante le voci, ha contezza della realtà irpina e di come il partito sia diviso. Mi spiego meglio, Ermini sa chi, in questi mesi, ha agito per il bene del Pd e chi per una propria rendita di posizione. Spero che, sulla scorta di ciò, Roma possa rivedere le scelte per le candidature per il 4 marzo: chi si candida con il Partito Democratico deve mettere avanti l’interesse del partito. Una cosa che non è accaduta…».

Tornando alla missiva di Rossi, quest’ultimo giustifica lo slittamento dell’Assise Provinciale con l’«assenza delle condizioni politiche locali auspicate». Non crede che, magari, Ermini avrebbe potuto lavorare meglio visto la nomina a commissario arrivata nello scorso agosto?

«Guardi, il Pd provinciale non è più unito da due anni. Procrastinare l’appuntamento congressuale acuisce le difficoltà e rende ancor più elettrico uno scenario, di per sé, teso. D’altronde se avessimo vissuto una condizione di normalità non sarebbe mai stato nominato un commissario. Il partito è instabile e lo sarà sempre di più se non si cambia registro. Vuole sapere qual è l’unico strumento per portare la pace politica a via Tagliamento? È il Congresso Provinciale. Si definirebbero vincitori e vinti nel rispetto delle regole: i primi non devono dimenticarsi dei secondi, questi ultimi devono riconoscere la vittoria dei loro avversari. L’assenza delle condizioni politiche contestata da Roma ci sarà fin quando non si celebrerà il Congresso».

Intanto il Partito Democratico, agli occhi dei cittadini-elettori, è un soggetto incapace di autodeterminarsi…

«E questo mi preoccupa, soprattutto alla luce della campagna elettorale e dei sondaggi. Affronteremo il viaggio fino al quattro marzo senza una struttura territoriale, senza un’organizzazione rispetto agli appuntamenti della campagna elettorale. Come organizzeremo gli incontri sul territorio? Come mobiliteremo i nostri militanti? Celebrare il Congresso sarebbe stata una dimostrazione di consistenza che qualcuno ha evitato chirurgicamente: farlo, infatti, poteva pesare su qualche “non candidatura”. Niente paura, comunque, gli elettori hanno ben chiaro il quadro. Io parlo da militante e sostenitore del Pd e, quindi, spero che il partito possa vincere nei collegi irpini. Ma serviva una organizzazione capillare, serviva rivitalizzare il rapporto con i militanti. Al di là dei numeri, questo Congresso serviva per una larga discussione sui contenuti. Noi eravamo pronti a farla, eravamo pronti a rinnovare il partito. Detto questo saremo in prima linea nella campagna elettorale per le Politiche».

Il percorso congressuale aveva definito l’asse Festa-D’Amelio-Paris-Iannace-Santaniello. È nata una nuova alleanza nel Partito Democratico? Magari per le prossime Amministrative…

«Non parlerei di asse. Tra le componenti che ha citato c’era una convergenza programmatica e d’intenti. Non è il momento di parlare di alleanze e di Amministrative, ma è chiaro che questo dialogo tra compagni di viaggio ha la possibilità di continuare».

Grazie Festa.

«A lei».

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