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L’intervista

«Con 160 operatori in meno il taglio dei servizi è inevitabile. Ma assicuriamo l’emergenza e un livello medio-alto»: Moscati, parla Percopo

Il direttore generale del "Moscati" assicura che i tagli ai posti letto, lo stop ai ricoveri ed agli interventi chirurgici di elezione nella pausa feriale non comprometteranno la mission principale dell’Ospedale, l’emergenza-urgenza: «Grazie alla disponibilità degli operatori e delle organizzazioni sindacali, siamo riusciti a mantenere la barra dritta per luglio e agosto, riducendo l’attività di elezione, perché tutti i posti letto disponibili devono garantire e supportare il pronto soccorso. Così evitiamo un lungo stazionamento dei pazienti al suo interno». I pensionamenti (130 nel 2018) sono superiori alle nuove assunzioni, così l’ospedale va in emergenza: «Il problema è generale, ma le assunzioni le stiamo facendo e ora accelereremo. Nel frattempo è importante la disponibilità dei primari a dare una mano al pronto soccorso e dei medici in pensione»

Direttore Angelo Percopo, anche quest’anno il piano ferie del “Moscati” contiene necessariamente una serie di tagli ai servizi: dai ricoveri ai posti letto, fino agli interventi chirurgici in elezione. Ci spieghi il perché.

«Prima di tutto, voglio veicolare un messaggio. Nonostante la diminuzione di personale, dal momento che le assunzioni ci sono state mai i pensionamenti sono stati di gran lunga superiori, l’ospedale, nel periodo estivo, riesce a mantenere un livello medio-alto di assistenza. Soprattutto grazie agli operatori. E questo è un dato oggettivo: se i primari sono disponibili a dare una mano in qualsiasi momento, significa che c’è una piena condivisione con le strategie dell’azienda».

Intercettando una domanda che si sono fatti in queste ore molti utenti, le chiedo: è normale che accada questo in un grande ospedale pubblico nel periodo delle ferie?

«Guardi, l’obiettivo principale di un Dea di secondo livello come il “Moscati” è garantire, in qualunque momento, una risposta efficace rispetto all’emergenza-urgenza. La priorità è questa. Ovviamente, è chiaro che, avendo una forte difficoltà di personale, era inevitabile. Le assunzioni, del resto, le stiamo facendo. Ma solo nel 2018 sono andati in pensione 130 operatori. Nonostante questo, grazie alla disponibilità degli operatori e delle organizzazioni sindacali, siamo riusciti a mantenere la barra dritta per luglio e agosto, riducendo l’attività di elezione, perché tutti i posti letto disponibili devono garantire e supportare il pronto soccorso. Così evitiamo un lungo stazionamento dei pazienti al suo interno. Aggiungo che, fortunatamente, da giugno, abbiamo una nuova norma che ci consente di accelerare le procedure concorsuali. Faremo più rapidamente i concorsi: abbiamo in procinto l’assunzione di almeno 15 infermieri a partire dal mese di ottobre».

Di quanto personale in più avrebbe bisogno per non essere costretto a tagliare posti letto in estate ed a ridurre alcune prestazioni?

Non basta assumere personale se poi i pensionamenti sono superiori ai nuovi innesti

«Ci servirebbe l’equivalente del fabbisogno che abbiamo richiesto. Rispetto al tetto economico che dobbiamo rispettare, avremmo bisogno di 160 assunzioni, ferma restando la sostituzione del personale che va in quiescenza. Infatti, nel 2018 abbiamo assunto 60 persone e ne abbiamo perse 129».

Nel frattempo, tra luglio, agosto e settembre, ridurrete decine e decine di posti letto. Novantotto solo ad agosto. Non è un’enormità?

«No, non è grave. Questa riduzione peserà solo sui ricoveri programmati, che slittano, ma non sull’emergenza. Il nostro sforzo, come detto, è stato favorire il turn over nel pronto soccorso».

C’è anche lo stop ai ricoveri in Oculistica, dal 10 al 25 agosto, Otorinolaringoiatria, dal 1 al 31 agosto, Chirurgia Generale e Oncologica, dal 5 al 25 agosto, e nella la Breast Unit, dal 5 al 23 agosto. Parliamo di reparti fondamentali.

Se ad agosto arriveranno i tre medici che abbiamo assunto il taglio dei posti letto in Medicina sarà ridotto

«Il problema sono i tempi delle assunzioni. Ad esempio, abbiamo assunto tre medici, che devono darci la comunicazione sulla data in cui entreranno in servizio. Se entreranno ad agosto, anziche chiudere 10 posti in Medicina ne chiuderemo due. In ogni caso, anche questi stop sono calibrati. Ci si ferma nel periodo meno intenso, e il danno è gestibile perché parliamo delle settimane a cavallo di ferragosto. Del resto, dobbiamo garantire obbligatoriamente le ferie, anche se abbiamo ottenuto che non durino più di due settimane a operatore. E devo dire che sono stato contento della disponibilità dei primari a coprire i turni di pronto soccorso. Questo significa che c’è una condivisione sentita nell’azienda. Altrimenti la situazione sarebbe stata ancora più delicata. Inoltre, ho avuto la disponibilità dei medici pensionati a fare da supporto agli operatori del pronto soccorso. Di più non si poteva fare».

D’accordo, tutto nasce dall’assenza di personale. Si sente lasciato solo dalla Regione e in trincea a combattere con numeri assolutamente risicati?

«No, perché il problema è generale, e mentirei se non lo dicessi. La situazione è strutturale, è diventata una consuetudine. Il problema va affrontato quindi in maniera più strutturale».

Uscendo dal commissariamento?

Questo consentirebbe di velocizzare l’iter per nuove assunzioni, e ci darebbe un’autonomia certamente maggiore».

Grazie direttore.

«A lei».

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