Provveditore Rosa Grano, partono le scuole e i dati della provincia di Avellino consegnano un forte decremento del numero degli studenti rispetto all’anno scorso. Saranno 53.034 quelli che si apprestano ad iniziare la loro attività formativa, oltre 1.000 in meno rispetto all’anno precedente. Qual è il quadro?

«Già l’anno scorso e quest’anno abbiamo registrato un calo di quasi 1500 alunni su tutti gli ordini di scuola. Il dato è rilevante soprattutto sulle superiori e sulla scuola primaria. Regge invece la scuola media, mentre c’è un piccolo calo sull’infanzia. Se questo è il trend, rischiamo inevitabilmente di avere esuberi a livello di docenti. Quest’anno siamo riusciti a far quadrare l’organico con pochissime perdite. La zona più colpita dal decremento demografico è sicuramente l’Alta Irpinia. Città e hinterland reggono ancora, ma l’Alta Irpinia è in grave difficoltà».

Le ragioni, ovviamente, sono connesse alla desertificazione di quell’area

«Se ne vanno tutti, non c’è lavoro, né possibilità di sviluppo infrastrutturale. Così abbiamo sezioni con pochissimi bambini. Nonostante la deroga, che prevede che possano essere anche composte anche da 10 alunni. Tutto previsto dalla legge, ma potrebbe non bastare più. Noi facciamo il possibile perché un paese senza scuola non ha futuro. Ma è chiaro che, se il calo sarà ulteriore, non potremo andare contro la legge. Lo vedremo con le iscrizioni di gennaio per l’anno prossimo. Nel frattempo si lavora con le pluriclassi e la deroga».

Un sistema, insomma, basato sulle cosiddette classi anemiche

«Certamente non abbiamo classi pollaio. Ma in città la media è nella norma. Siamo tra i e i 20-25. Per il resto, è chiaro che, ogni anno, dobbiamo rivisitare l’offerta formativa. Abbiamo istituti sottodimensionati. L’allarme è serio, se perdiamo un ciclo, non lo recuperiamo più».

Veniamo ora al corpo docente. Lei prima ha parlato della necessità di esuberi.

«Qualche esubero c’è. Molto ci hanno aiutato i pensionamenti di “Quota 100”, che hanno favorito una parte di nuove assunzioni.

A livello regionale e nazionale cresce a dismisura il numero dei prof precari. L’Irpinia come sta messa?

<citazione|frase=Gli insegnanti di seconda e terza fascia sono tutti precari. Il decreto del Governo non è più arrivato. Speriamo nel nuovo esecutivo>

«L’organico di diritto è quasi stabilizzato, sia per i posti comuni che per quelli di sostegno. Ma le esigenze, in particolare in questo secondo caso, sono innumerevoli. E vi facciamo fronte con l’organico sopraggiunto. Noi attingiamo dalle graduatorie provinciali e lì, ormai, non c’è più nessuno. Ma gente specializzata ne abbiamo certamente poca, quindi non riusciamo a coprire il nostro fabbisogno e bisogna ricorrere a molti precari. Quelli di seconda e terza fascia, per esempio, sono tutti precari. Il sistema si regge molto anche su questo. Del resto, il decreto “Salva precari” non è stato più realizzato. Speriamo nel nuovo Governo».

In definitiva, se dovesse fotografare lo stato di salute del sistema scolastico irpino, come lo definirebbe?

«Non è grave, perché per ora riusciamo a far fronte alle esigenze con una gran parte di precari. Dobbiamo consolidare, però, moltissime persone».

E per quanto riguarda le strutture. Ovviamente mi riferisco anche e soprattutto al «Mancini.

<citazione|frase=Per il Mancini aspettiamo la Procura sul dissequestro. Se tutto andrà bene si potrebbe tornare nell'istituto a metà dell'anno scolastico>

«Siamo in attesa del dissequestro. La Provincia ha messo in atto le indicazioni della Procura. Al momento restano le tre sedi. Non abbiamo ancora un orizzonte se non poter rientrare al più presto. Si tratta di fare giusto qualche lavoro all’interno interno e, se la magistratura dovesse consentircelo si potrebbe rientrare ad anno in corso, magari verso la metà. Se si tratta solo di trasferire banchi e suppellettili, possiamo farcela».

A proposito di banchi, è fattibile anche in Irpini a l’iniziativa del sindaco di Milano, Beppe Sala, che doterà ogni studente milanese di una borraccia in alluminio per ridurre la plastica?

«Entro il 2020, l’Unione Europea ci impone di abolirla. Sala si è anticipato, ma c’è un discorso da avviare. Si potrebbe realizzare, anni fa fu anche fatto un passaggio con Alto Calore. Furono installate casette dell’acqua presso gli istituti scolastici. I bimbi potrebbero attingere con le loro borracce. Ma serve l’impegno di più istituzioni».

Grazie Grano.

«A lei».