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La cugina di Parascandolo

Chi si sposa più, oggi?

  • Art Magazine

Come avete avuto modo di leggere domenica scorsa nella sezione “La Bellezza ci salverà”, mi è capitato recentemente di partecipare ad un matrimonio.

Cosa c’è di strano? Mi chiederete.

Negli ultimi due anni ho partecipato a sette matrimoni. Il che è un gran numero per me, considerato che erano lustri e lustri che non mi capitava.

Di questi sette matrimoni, la quasi totalità riguardava sposi over 30, ed addirittura due di queste celebrazioni univano coppie over 50, anche esse alla loro prima esperienza matrimoniale.

(Sapete tutti benissimo che ho scritto un saggio sull’amarsi nel terzo millennio e che questi argomenti mi interessano parecchio.)

Il matrimonio, come istituzione, non va più di moda. Ci si sposa sempre meno ed ovviamente ci si divorzia anche meno. (La prima causa di divorzio - si dice - è il matrimonio.) Chi arriva a dannarsi nell’organizzazione di una cerimonia nuziale sono di solito - come c’informano le più recenti statistiche - individui in età abbastanza avanzata, dopo anni di convivenza e - cosa principale - sereni economicamente.

Nel mondo occidentale, Italia compresa, la tendenza è la stessa, e ciò vale anche per le coppie same-sex. (Il che è un gran segno di normalità, dal mio punto di vista.)

Sposarsi è spesso un esercizio di edonismo (volersi regalare una grande festa di cui siamo i protagonisti ope legis), e sempre meno spesso un esercizio di speranza. Infatti, ci si sposa quando si è sereni, non quando gli equilibri (specialmente economici ed occupazionali) sono precari, con la falsa ed obsoleta scusante che in due si affrontano meglio. Due povertà (di finanze, di lavoro, di dedizione, di tolleranza) non faranno pressoché mai una risorsa.

In tutto il mondo occidentale aumenta la percentuale di giovani adulti, i quali rimangono a vivere con i genitori, a causa dell’invincibile precarietà (anche psico-affettiva, non solo finanziaria) cui soggiacciono.

L’amore ha poco a che fare con la scelta di unirsi in matrimonio. Più che altro, la spinta è la complicità, il riconoscere (e la riconoscenza) di star bene assieme dopo lunghi anni di rodaggio e dello sperimentarsi sull’ottovolante della vita.

Ci si sposa solo e soltanto se pienamente convinti, ovvero se si hanno comunque abbastanza soldi per permettersi un divorzio (ciò sempre di più capita a rampolli benestanti sposati giovanissimi).

Se volete sposarvi, fatelo con chi siete innanzitutto complice ed amico. L’amore e la passione (come pure il sesso) non sono mai fondamenta sicure per un contratto (il matrimonio è un contratto, punto), tra i più difficili da sciogliere senza danni.

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