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Il commento

Chi s’imboscherà nel bagno, chi si darà malato, chi andrà a comprare le sigarette: ma quale bilancio, è tempo di bilanci!

Sette giorni in più possono servire a stanare potenziali ammuinati non certo ad aggiustare i conti o a restituire prospettiva all’aministrazione. Ad emergere è un enorme dissesto politico, prima ancora che finanziario

Al comune di Avellino è tempo di bilancio e di bilanci. Quanto emerso nella giornata di mercoledì in commissione Trasparenza, qualora dovesse essere confermato, getterebbe una luce inquietante sulle condizioni in cui versa l’ente cittadino, sia sotto il profilo strutturale che politico. Inquietante perché di fatto rischiamo di ritrovarci a ragionare di un bilancio truccato, con milioni di pignoramenti non segnalati, ma anche perché, a distanza di due anni, siamo ancora ad interrogarci su argomenti che portarono gli assessori Annamaria Manzo e Paolo Ricci a dimettersi a pochissimi mesi dalla nomina.

Insomma, il contesto è a dir poco complicato e, complice il caldo d’agosto, riesce addirittura a regalarci qualche striatura di grottesco.

La notizia di queste ore, infatti, è che la seduta di consiglio comunale utile all’approvazione del bilancio sarà rinviata di una settimana. Sapete perché? Gli uffici comunali avrebbero consegnato a sei consiglieri una chiavetta usb contenente la documentazione sbagliata. Roba forte!

Per i consiglieri di minoranza si tratta di un "mezzuccio" per prendere tempo, ma la domanda che ci e vi poniamo è la seguente: tempo per cosa? Sicuramente in una settimana non si può sistemare un bilancio comunale. E allora? Forse per smascherare qualche imboscato di maggioranza? Perché no? D’altro canto, qualche consigliere aveva già fatto sapere di non poter essere presente in aula il 24 agosto e la tempistica era parsa quanto meno sospetta. Col rinvio di una settimana, però, la scusa non regge più.

Un bel trappolone per i potenziali ammutinati, dunque, ma che non risolve il problema più grosso di questa amministrazione, un problema tutto politico.

Il fatto che ci si appresti ad andare in aula per approvare un bilancio e che ci siano consiglieri di maggioranza pronti a presentarsi con la giustifica firmata dai genitori pur di sottrarsi, già la dice lunga sulla solidità dell’apparato, ma se si aggiunge che nessuno di quella schiera in queste ore di dibattito ha inteso prendere le parti della giunta e che, anzi, qualcuno sta addirittura attaccando a testa bassa, ad emergere è un enorme dissesto politico, prima ancora che finanziario.

D’altronde, ci troviamo alla presenza di una giunta appena nata e composta anche da personalità di assoluto valore. Se a poche settimane da un rimpasto del genere la condizione politica della maggioranza è più drammatica di prima può significare solo due cose: o che il rimpasto non serviva, o che è stato fatto male.

A nostro modesto parere, la seconda ipotesi è la più verosimile. Un rimpasto certamente ci voleva, ma avrebbe dovuto essere preceduto dalla definizione di un progetto complessivo di rilancio amministrativo muovendo da un’analisi approfondita dei disastri sin qui collezionati. Gli unici progetti visti finora, però, riguardavano le vacanze estive di singoli amministratori.

E così, cosa che avrebbe potuto prevedere anche un bambino, ci si avvicina, malgrado il rinvio, all’appuntamento del bilancio con le mani posizionate nel più classico dei modi: una davanti e l’altra dietro.

Volete sapere anche come andrà a finire? Non siamo profeti, ma c’è da credere che lo strumento contabile sarà approvato. Qualcuno si imboscherà nel bagno, qualche altro si darà malato, qualche altro ancora dovrà assolutamente andare a comprare le sigarette, ma il risultato sarà portato a casa.

Il risultato, però, non la vittoria. L’approvazione di un bilancio con numeri risicati subito dopo un rimpasto, il terzo in meno di tre anni, è, in termini politici, una sconfitta assoluta e definitiva. E, per tornare al principio, a Piazza del Popolo sarebbe giunto il tempo dei bilanci...

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