Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Che fortuna?

  • Art Magazine

Come mi ha ricordato un recente editoriale su Nautilus, lo scrittore Tennessee Williams dichiarò - in Un tram chiamato desiderio - che la fortuna consiste nel credersi fortunato. In altri termini, la fortuna è l’esempio più semplice ed altrettanto controintuitivo, di profezia che si autoavvera.

Prendete il caso di qualcuno che è scampato a due attacchi terroristici. Secondo voi è un individuo estremamente sfigato o incredibilmente fortunato?

Non solo è questione di punti di vista (il bicchiere mezzo pieno/vuoto), bensì anche di condizioni mentali.

La premessa è che la fortuna è qualcosa che può essere evocata. Non a colpi di macumba, beninteso, ma indossando semplicemente l’habitus mentale giusto.

Un ricercatore dell’Imperial College di Londra ha formulato il seguente quesito, tendando di dare un’onesta risposta: ci si considera fortunati perché ci accadono eventi desiderabili, o gli eventi piacevoli ci accadono perché ci consideriamo fortunati?

Cioè: Gastone, il cugino fortunato di Paperino, è solo un soggetto ben predisposto verso la vita, al contrario di Paperino, sempre scontroso, disorganizzato, umorale?

Parrebbe di sì. La fortuna non aiuta gli audaci tout court, ma di sicuro dà una mano agli individui creativi, fantasiosi, con il pensiero laterale più attivo nella risoluzione dei problemi, rogne quotidiane comprese. L’audacia da sola non basta, bisogna credere nella fortuna, pare sia il sottotraccia delle tesi psico-sociali sull’argomento.

Tra l’altro, gli individui che si considerano fortunati sono contemporaneamente anche più funzionali, organizzati, attenti, perspicati pronti a cogliere ogni segnale per elaborare strategie di risoluzione dei problemi. La fortuna, in ultima analisi, sarebbe tutta qui: è un feedback positivo.

Analogamente, il pensiero sfortunato rende le persone pigre, pessimiste, demoralizzate, poco motivate, in quanto assorbite nella considerazione della loro mala ciorta (la sfiga, dalle mia parti). La sfiga percepita - in altri termini - richiama la sfiga reale, ecco.

In un curioso esperimento venne dimostrato che le persone ansiose, le quali temevano di non trovare parcheggi vicino al luogo di lavoro, effettivamente non ne trovavano, semplicemente perché non cercavano stalli nelle vicinanze. Coloro che, al contrario, erano speranzosi sul reperimento di parcheggi vicini, riuscivano a trovarne, suscitando lo scontento degli ansiosi che vedevano confermata la loro sfiga. Il tutto in un frame mentale impregnato della teoria dei giochi a somma zero: la mia sfortuna è la fortuna di qualche altro. Ciò incazza molto le persone (che si ritengono) sfortunate, lo sapete, no?

(Avviso: la teoria psicologica della fortuna non funziona assolutamente nei giochi, specie quelli d’azzardo.)

Esistono alcune strategie per arginare ciò che rientra nella sfera della sfortuna. Per esempio, costruirsi un film della nostra famiglia senza di noi. Provateci e capirete che comunque già esserci è stata una fortuna. (Si chiama Teoria di Bailey, dal nome del protagonista La vita è una cosa meravigliosa.)

Mio padre, di fronte a tutte le mie malattie e i miei guai, mi ripeteva che io ero super fortunata, perché riuscivo a superare ogni disgrazia. La tua fortuna - diceva - l’hai messa tutta a combattere la tua sfortuna.

Per questo, ora sto qui a raccontarvelo.

Morale?

Nei tempi tristi, date sempre una chance al caso, alla buona sorte, alla speranza. Non è un consiglio banale: certamente non risolverà tutto e/o subito, ma vi regalerà un po’ di sollievo. Talvolta è l’innesco per un cambio di sorte.

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Commenti

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paolo scrive:

Sono anni che ti leggo con piacere.
La tua rubrica è un toccasana x l umore e la coscienza.
Spunti di vita importanti.
Grazie e al prossimo articolo!

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luigiaddesa scrive:

Che gioia leggerti...anche questo da sollievo. Grande Marika!