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L’intervista

«Caviale e champagne ci hanno fatto male. Lavoravamo per la B, spero che la Scandone non sia vittima di accanimento terapeutico»: parla Cardillo

Il presidente del Basket Club Irpinia chiarisce la posizione del club in merito alla vicenda Scandone: «Ci è stata proposta la wild card, non l’abbiamo chiesta noi. Stavamo lavorando per mettere insieme delle energie, con Longobardi il discorso era molto avanzato». Sul club ancora in mano alla Sidigas: «Spero riesca a presentarsi ai nastri di partenza del campionato, ma in caso contrario la città sarebbe privata anche della terza serie»

Carmine Cardillo, numero uno del Basket Club Irpinia e già presidente della Scandone Avellino dal 2003 al 2007, dopo le difficoltà che hanno coinvolto la principale realtà cittadina, per quanto riguarda la pallacanestro, il “rischio” è che sulla scena, a portare in alto il nome della città, resti solo la sua società: i sacrifici portati avanti nel passato, anche sotto la sua presidenza, sono praticamente andati in fumo vista la perdita della Serie A…

«La cosa peggiore di tutta questa storia è proprio questa: i sacrifici di oltre vent’anni sono andati in fumo nel giro di una notte. Negli ultimi tempi si sono rincorse voci, dicerie, ma alla fine, il dramma si è compiuto in poche ore: la Scandone non è più in Serie A. Questa cosa lascia sgomenti tutti, nonostante il silenzio nel quale tutto si è compiuto, e colpisce, innanzitutto, i tifosi. Io sono stato presidente della Scandone Avellino, ma prima ancora ne sono stato e ne sono tifoso. La seguo dai tempi della Serie B, ora siamo tornati al punto di partenza ed io, da appassionato, non riesco a darmi una spiegazione».

La presenza ai nastri di partenza della Serie B, così come la stessa sopravvivenza del club, non è affatto scontata. Si rincorrono altre voci, che vorrebbero una Sidigas pronta a porre la Scandone in liquidità. Si è parlato, insistentemente, della possibilità da parte del Basket Club Irpinia di sfruttare la wild card messa a disposizione dalla Federazione Italiana Pallacanestro per la partecipazione al campionato di terza serie. Una possibilità sfumata davanti alla volontà della Scandone, spinta anche dal Sindaco Festa, di iscriversi al torneo. Ci racconta la verità?

«Facciamo chiarezza. Non è il Basket Club Irpinia ad aver chiesto la concessione della wild card, ma il contrario. Consci delle nostre forze abbiamo confermato la nostra iscrizione in Serie C Gold, tenendo presente delle difficoltà che questo campionato impone di affrontare anche solo dal punto di vista gestionale. C’è stato un sondaggio, successivo all’atto della nostra iscrizione, per comprendere la nostra volontà di usufruire della wild card per la B, passaggio che si sarebbe potuto concretizzare solo davanti alla scomparsa della Scandone. Io, a nome del Basket Club Irpinia, ho accettato la proposta. L’ho fatto con realismo: non avremmo avuto la forza, da soli, per affrontare una sfida tanto ardua e, per questo, stavamo lavorando insieme ad altri amici ed imprenditori per gettare le basi per un progetto che avrebbe avuto l’onore di rappresentare la città di Avellino nel mondo del basket».

Amici ed imprenditori: abbiamo saputo dell’interesse di Nello Longobardi, patron del Basket Scafati…

«Saremmo stati aperti al contributo di tutti. Con Nello Longobardi c’era un discorso molto avanzato, un discorso che, comunque, credo possa essere ancora ripreso. Siamo amici da molti anni e credo che, anche in C, possa essere vicino al Basket Club Irpinia. Stavamo contattando tutte le persone storicamente vicine alla Scandone, ma non abbiamo avuto il tempo di ascoltare tutti: siamo sicuri, però, che tutti sarebbero stati al nostro fianco. C’era la presenza di Ciro Melillo: è un punto imprescindibile del basket in città, nulla si sarebbe potuto muovere senza di lui. E lui ci stava dando una grande mano, lavorando alle varie convocazioni di appassionati interessati e di possibili investitori…».

Abbiamo già sottolineato le difficoltà che, anche dopo una doppia autoretrocessione, la Scandone sta vivendo. È stato un azzardo, secondo lei, aver puntato tutto sul club attualmente guidato dalla Sidigas? Il rischio è che, davanti ad una liquidazione del club, Avellino resti, senza voler fare un torto al “suo” Basket Club Irpinia, un anno senza pallacanestro…

«Partiamo da una considerazione. Per noi appassionati l’opzione migliore era quella di restare in Serie A, lì dove abbiamo veleggiato, con pieno merito, per diciannove stagioni. Se tutto dovesse andare per il meglio, ovvero mettendo al sicuro la B, potremmo dire di essere moderatamente felici. La scelta di salvare il club, quindi, avrebbe pagato. Mi auguro, però, che questo non si riveli un mero accanimento terapeutico verso un paziente che ha l’elettroencefalogramma piatto e che, magari, è tenuto in vita solo dalle macchine. Parlo per quello che leggo sui giornali ed ascolto in città: se queste voci fossero confermate saremmo davanti ad una situazione drammatica. La mia speranza, da tifoso, è quello di vedere la Scandone prendere parte al campionato di B. Ma se questo non dovesse accadere la città non avrebbe la possibilità neanche di vedere la terza serie. Ma, ripeto, queste sono chiacchiere: solo chi conosce realmente la situazione può dirci come andrà a finire. Quel che è certo è che non ci sono imprenditori interessati alla Scandone: non so se per scarso interesse o perché la situazione sia realmente disperata».

Al di là della situazione attuale e da come si evolverà, da ex presidente, non crede che bisognerà riconnettere il basket alla città di Avellino?

«Non so se questa distanza si sia creata, e parlo di quella con gli imprenditori, perché questi siano sempre stati oggettivamente lontani dal basket o perché, me la faccia passare come battuta, la proprietà li abbia voluti tenerli lontani. Fatto sta che chi ha presieduto la Scandone l’ha sempre gestita a “pane e mortadella”. Negli ultimi anni sono arrivati “caviale e champagne” e non so fino a che punto, tutti noi, potessimo realmente permetterci questi lussi. Siamo stati accecati dalle luci della ribalta e credo che dovremo riabituarci a mangiare pane e mortadella. Non possiamo avere di più e non parlo solo guardando all’ambito strettamente locale. Il Sud, al netto di Brindisi, è fuori dal basket d’élite. Napoli e Caserta sono tornate in A2 ma stanno facendo molta attenzione alle spese. Avellino, per anni, ha pensato di potersi candidare quale alter ego di Milano o Venezia: l’errore, probabilmente, è stato questo. Ma parlo da tifoso e, soprattutto, da esterno. Non conosco cifre, non ho visto carte…».

Guardiamo al Basket Club Irpinia e al PalaDelMauro: il bando per la gestione della struttura prevede, per le società cestistiche che disputano un campionato inferiore all’A2, una spesa fino a 500 euro per ogni gara interna. Un po’ troppo, oggettivamente parlando, per chi, come la sua società fa basket lontano dai riflettori…

«I costi che sono comparsi sui giornali sono “massimi”. Ma parliamo di cifre farneticanti: 500 euro a match rappresenterebbe un costo importante per una società di A, figuriamoci in B o in C. Noi spenderemmo buona parte del nostro budget in partite casalinghe, e non ho contato gli allenamenti. Non credo che, comunque, esistano tante società che possano permettersi questo tipo di spesa. Mi rendo conto che tra custodi e servizi si generino dei costi considerevoli, ma non possono essere le società sportive a rimettere in equilibrio il Comune di Avellino: applicando questa logica ci spingeranno ad andare a giocare altrove. Ma tutto è ancora in alto mare. Certo il vero rischio è che, dopo aver sistemato il PalaDelMauro grazie all’Universiade, si tenga chiusa la struttura per tutta la stagione. Lo sport, dal punto di vista sociale, è molto importante non andrebbe ostacolato».

Qual è l’obiettivo del BCI per la prossima stagione?

«Lo scorso anno siamo riusciti, all’ultima giornata, a qualificarci per i playoff ma l’obiettivo di partenza era la salvezza. Dopo un inizio difficile, dove abbiamo pagato lo scotto del salto di categoria, abbiamo trovato la nostra forma. Il girone di ritorno è stato ottimo e, come detto, abbiamo strappato la qualificazione alla post-season sul filo di lana. Quest’anno cercheremo di fare meglio: salvarci in anticipo per puntare ai playoff, magari divertendo di più. Ma staremo attenti agli investimenti: durante l’ultimo campionato sono scomparse due società, segno che anche nelle minors serve lungimiranza. Altrimenti il basket non lo fa più nessuno…».

Grazie Cardillo.

«A lei»:

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