Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Buon anno un cazzo

  • Art Magazine

Lo sappiamo - ma continuiamo ad illuderci del contrario - che il mondo non cambierà in meglio da un minuto all’altro. Cosa potrà mai trasformarsi tra le ventitré e cinquantanove e le zero e zerouno?

Nulla. È solo buttare giù la pillola del disappunto, affogandola nelle bollicine del brindisi.

Passare la notte dell’Anno in un posto freddo, anonimo, sicuramente naïf. Nessuna baita, nessuno chalet alpino immerso nella neve blu luminescente. Nessun falò sulla spiaggia.

Un karaoke quasi trash, una playlist da Spotify, inzeppata di Adele e Ed Sheeran, a riempire gli spazi tra i rarefatti pensieri di fine anno. C’è anche Vasco, qubbì a fingerci romanticamente dannati (Se potessi dire), quando di veramente dannato c’è solo il rimanere pervicacemente ignoranti e sordi davanti allo sfacelo sociale ed economico. La politica è ormai andata da un pezzo.

E nella testa si apre una biforcazione mentale che tormenta, a contemplare casi di sociologia del declino, anche - o soprattutto - nella notte dell’anno, o meglio della decade.

Pensi a quelli che stanno peggio. Magari giovani che lavorano per pochi soldi, per giunta spesso in nero. Magari di notte, anche questa notte.

Stanno peggio di me tutti i giovani privati del futuro, strappato loro da un datore di lavoro che sfrutta loro o i loro genitori, spesso li vessa, sicuramente li disprezza. Un pollo di batteria vale un altro e nella disperazione accettano tutti i capestri, privi delle benché minime tutele. Turn over ferocissimi: l’ultimo assunto a tempo determinato (pagato da fame per 4 ore, ma lavorate il doppio) sarà sempre più sfigato di chi l’ha preceduto.

In questa notte di passaggio raccolgo lo sfogo di uno di loro, che trascorrerà la festività a casa, a rispondere da remoto al call center, come tutte le altre notti dell’anno. Perché è un cosiddetto ‘notturnista’, disperato, tanto quanto è arrogante il capo dell’azienda per cui ha accettato di essere sfruttato. Per quattro soldi. A trent’anni. Ma alle nostre latitudini, sembra perfino una fortuna.

Dall’altra parte, c’è che se guardi troppo indietro, t’incarti, non migliori, ti viene la depressione. Se non stringi i denti e guardi verso un sole, non ti aiuti, non aiuti i tuoi, non aiuti la comunità. Anche se parlare di comunità o pensare a far del bene collettivo è anacronistico, se non risibile, di questi tempi.

Un popolo di rassegnati, o un popolo di camerieri e commessi (leggete questo illuminante editoriale de IlSole24Ore) non salverà l’Italia. Diritti e libertà derivano dalla diffusione del benessere, non da un’utopica (e ridicolissima) decrescita felice, ovvero dal pauperismo come ideologia, caro ad un disastroso movimentismo italiano.

Osservo meglio la fauna locale, le ragazze sembrano quasi tutte Miss Piggy. Dicono che diabete e obesità sono malattie del benessere, invece stanno sempre più spesso ad identificare disagio psico-sociale, dovuto a carenze economiche.

Nei loro boccoli, ovvero stagliati nelle loro sopracciglia ad ali di gabbiano, ragazze e ragazzi si abituano a vivere senza ricordi e senza rimpianti.

Mi chiedo cosa possano mai rimpiangere.

Fanno finta di essere felici.

Facciamo tutti finta di divertirci, almeno stanotte. Riempiamo i locali per far finta di potercelo permettere. Al posto dei pakis con le rose, sono venuti gli zampognari locali. Non raccolgono che pochi spiccioli. Se ne escono incazzati.

Nella Russia sovietica le mance erano abolite, perché era un’umiliazione, una forma di elemosina, nel Paese dove ogni tipo di lavoro era dignitoso. Ecco, questa cosa dell’URSS mi è sempre piaciuta. Forse solo questa.

Quante chine hanno da salire i nostri giovani. Penso a quelli che rimangono, i quali si sforzano di assomigliarsi, di divertirsi come gli altri, di fare dichiarazioni di amore e permettersi un matrimonio come gli altri. (Senza essere deputati della Repubblica che usano i nobili scranni di Montecitorio per scenette alla Uomini&Donne. Che pena.)

Il ragazzo addetto al karaoke ha alzato il volume. Anche egli sente il bisogno di stordirsi e non ricordare chi siamo, dove siamo e perché. Voleva fare l’avvocato, ma spara cazzate da un microfono, fingendosi un deejay.

Aveva ragione Freud: imbambolarsi per vincere la paura e la disperazione di essere uomini. Ovvero, ridicole scimmie di un dio crudele, che se può salvarci e non vuole farlo, allora è anche perverso (tesi di Anatole France, ne Gli dei hanno sete, del 1912).

Buon anno un cazzo.

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Commenti

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luigiaddesa scrive:

Eh si, Marika. "Aveva ragione Freud: imbambolarsi per vincere la paura e la disperazione di essere uomini. Ovvero, ridicole scimmie di un dio crudele, che se può salvarci e non vuole farlo, allora è anche perverso". Standing ovation!