Questo sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e di profilazione. Per maggiori informazioni e per disabilitare i cookie consulta la cookie policy. Continuando a navigare il sito acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

Il reportage

Avellino, dove le strade non hanno più nome

Dal centro alla periferia sono oltre 50 le vie cittadine completamente sconsacrate alla Toponomastica. Nel tempo hanno perso le loro targhe di riconoscimento in finto marmo, ultimo strumento urbano per orientarsi in una mappa di luoghi, storie e identità che sta pian piano svanendo. Ma non è solo un problema burocratico

Puoi percorrerle in auto o in bus, a piedi o, se si è ancora più temerari, in bicicletta. A senso unico o alternato. Su una preferenziale o in territorio di zona a traffico limitato. In modo distratto e frettoloso. Oppure calmo e riflessivo. Una cosa, però, è certa. Sono sempre di più le strade di Avellino che si nascondono agli occhi del passante, del guidatore, del ciclista, del turista. Sono le strade che non hanno più un nome.

Girando dal centro alla periferia, dai quartieri residenziali ai borghi più popolari e popolosi, la città presenta almeno 50 arterie sconsacrate alla toponomastica. Dimenticate dagli avellinesi o mai scoperte dai turisti poco importa. Avellino è la città «where the streets have no name», come canterebbe Bono Vox da un balcone che affaccia su via Trieste e Trento, se solo potesse leggere la targa imboccando quella arteria così centrale - è la traversa che mette in connessione viale Italia con via Roma - ma allo stesso modo poco segnalata.

Sono semplicemente le vie della città che hanno perso la propria targa, e con essa, la memoria di quel luogo, il tòpos, ma anche la sua identità e, in alcuni casi, anche la dignità nel disegno urbano della città. Alcune hanno smarrito la propria qualifica per colpa di atti vandalici mai accertati e mai puniti. Altre per operazioni di restyling infinite o mai terminate. Altre ancora per l’inesorabile trascorrere del tempo che trova conforto nella mancanza di una pur minima manutenzione.

Sono spia di una città che non cura più la propria storia. Che si trasforma in un susseguirsi di nonluoghi in cui – come direbbe Marc Augè – non c’è più alcun legame tra l’individuo e lo spazio abitato. Spazio che, a sua volta, perde ogni prerogativa identitaria, relazionale e storica. E così, tutte queste strade indistinte, diventano le vie di una città che non è più vissuta dai propri abitanti che, a loro volta, smarriscono un poco alla volta il senso più profondo dell’appartenenza.

Da molti anni, il ripristino delle qualifiche toponomastiche è diventato un problema non di poco conto. Le varie commissioni toponomastiche che si sono succedute, seguendo la scansione temporale di ogni consiliatura, hanno dovuto fare i conti con alcuni intoppi che hanno reso le operazioni estremamente difficili.

Eppure i fondi, all’inizio del sindacato di Paolo Foti, erano stati anche trovati. Ma il bando per assegnare i lavori di manutenzione, sostituzione e riqualificazione è rimasto sempre nel cassetto.

L’ultima partita di targhe toponomastiche, dal valore nominale di circa 300 euro, erano state commissionate ad Aca Incisioni. Una commessa che, però, risalirebbe al lontano 2001. Con il passare degli anni, la fornitura, non più richiesta, è andata ad esaurimento e oggi, rinvenire la stessa tipologia di insegna stradale, in finto marmo e con palo decorato, disegnata dallo storico Andrea Massaro, è praticamente impossibile.

In questo reportage non troverete l’elenco di tutte le strade senza nome della città di Avellino, sarebbe un lavoro lungo e disarticolato. Troverete solo quelle balzate all’occhio di chi scrive e fotografa mentre compie un suo personale viaggio emozionale in alcuni luoghi simbolici della città.

Partendo dal centro, la prima tappa di questo inconsueto tour cittadino ci fa scoprire che ad oltre 158 anni dall’Unità d’Italia, Avellino ha dimenticato il Risorgimento e i suoi eroi. E così, ad esempio, entrando da ovest nel “Salotto Buono” della città, nessuno ricorda più che sia intitolato ad un padre della Patria come Vittorio Emanuele II. La riqualificazione dell’unica zona pedonalizzata della capoluogo è coincisa con la perdita di entrambe le indicazioni in finto marmo che campeggiavano ai due ingressi del corso. Una volta scomparse le transenne del cantiere, sono andate perdute anche le targhe stradali. Unica eccezione, quella affissa all’angolo del palazzo della Prefettura in cui trova posto anche l’unica insegna superstite di piazza della Libertà.

Stesso discorso per corso Garibaldi con l’annessa piazza, sventrata da oltre un decennio dalla bocca d’ingresso del Tunnel. Sono pochi a ricordare che quel viale, un tempo alberato, era stato intitolato a Giuseppe Garibaldi, eroe dei due mondi. Oggi, in attesa dell’inaugurazione del sottopasso, c’è chi si è munito di pazienza e, a sue spese, ha deciso di industriarsi autonomamente per segnalare ai poveri postini la presenza di piazza Garibaldi nello stradario cittadino.

Al posto delle targhe, nel disordine generale, hanno preso il sopravvento i vessilli in alluminio della segnaletica stradale: sensi unici, divieti di sosta, di fermata, di accesso e indicatori di parchimetro occupano. A resistere al tempo e in uno spazio orfano di nomenclatura ci sono i pochi storici esercizi commerciali che ad esempio sorgono attorno a corso Garibaldi o a piazza Libertà, come la Pasticceria Pacilio che ricorda a tutti che esiste ancora una via Casale o la Pizzeria di Palmiro Ragno che sorge a guardia dell’uscita di via Chiesa Conservatorio.

Spostandosi dalla piazza principale della città, la cosa non migliora. La chiusura quasi decennale di via dei Due Principati se, da una parte, ha lasciato strascichi nella memoria dei tanti esercenti che hanno dovuto tirare giù le serrande, dall’altra ha eradicato la memoria di una delle strade più importanti di tutto il tessuto viario cittadino: via dei Due Principati. Fino al ponte della Ferriera neanche una targa toponomastica.

Proseguendo verso est, la musica non cambia. Anzi. In un trivio tra i più suggestivi di tutta la città, anche google maps trova difficoltà ad orientarsi. Tra via Palombi, via Giustiniani e via Paolo Carafa si raggiunge il paradosso. Tre strade e nessuna insegna. Nonostante da quello slargo si intravedano la torre campanaria del Duomo e la torre dell’Orologio quasi sullo stesso piano.

Anche cambiando versante la musica rimane invariata. Via Colombo e via Cavour, con il trasferimento dell’Ospedale “Moscati”, sono state relegate nelle ultime pagine dell’agenda cittadina. E con loro, sono finite, nel dimenticatoio anche le qualifiche di due strade strategiche per i flussi di traffico.

Per non parlare di rione Valle dove la toponomastica di via Don Giuseppe Morosini è messa a dura prova da continui atti vandalici, che hanno dimezzato le insegne, e un prepotente canneto che, oltre a coprire la targa, invade anche la strada.

Infine, alzi la mano chi conosce via Cappuccio o via De Feo. Eccetto i residenti sia chiaro. Si tratta di due delle nuove strade nate dalla creazione della bretella dell’Autostazione. Non solo non ci sono le targhe della toponomastica, ma non sono neanche mai state previste. Eppure le due strade, già esistevano. Sono diventate completamente carrabili solo da qualche anno. E poco importa che sorgano a 10 metri in linea d’aria dall’Ufficio manutenzione del Comune di Avellino. Questa è davvero tutta un’altra storia.

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Comment

Io scrive:

Qualcuno sa per caso dove si trova vicolo Giardinetto ?
Stamattina a mie spese , collocherò una targa per indicare la strada che ha una sua antica storia che nessuno conosce.

Comment

cittadino libero scrive:

Complimenti....forse grazie a questo reportage....la piazza principale della nostra città verrà indicata, sia in forma scritta che verbale, con la sua intestazione corretta....Piazza della Libertà.

Comment

Pippo scrive:

Se fossimo in una altra città vicolo giardinetto esisterebbe ancora e non sarebbe transennato fate l’ex proprio delle case del corso non ultimate