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La mobilitazione

Alto Calore, la sinistra non si fida e rilancia il referendum: «Contro il privato, sì all’azienda speciale e all’azzeramento dei vertici attuali»

La raccolta firme proseguirà anche oggi: «Verificheremo gli impegni dei Cinque Stelle e della Regione, ma al momento non c’è nulla. - ricorda Roberto Montefusco - Ciarcia deve lasciare perché è espressione del Pd e delle precedenti gestioni»

Da ieri e per l’intera giornata di oggi le forze provinciali della sinistra («SiPuò», Possibile, Sinistra Italiana e Rifondazione comunista) continueranno a raccogliere le firme per il referendum popolare consultivo proposto per dire no alla possibilità di una gestione privata dell’Alto Calore. Già più di 500 le adesioni raccolte, i progressisti non si fidano delle risultanze del tavolo provinciale in cui il presidente dell’azienda idrica, Michelangelo Ciarcia, il vice governatore della Campania, Fulvio Bonavitacola e il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, si sono impegnati a conservare la gestione pubblica. E rilanciano.

«Al di là delle rassicurazioni – spiega il segretario provinciale di Sinistra Italiana, Roberto Montefusco - i problemi restano tutti aperti. Dobbiamo tenere alta la guardia». Del resto, di atti concreti per il salvataggio dell’azienda, non ce ne sono ancora: «Andiamo avanti finchè non sarà fatta chiarezza sui destini dell’ente. – continua - E’ l’occasione anche per ribadire alcuni principi di fondo. Accanto a una battaglia per sventare qualsiasi proposta di privatizzazione, e per chiedere che venga istituita un’Azienda speciale, chiediamo l’azzeramento dei vertici attuali». Ma anche i Cinque Stelle si dicono strenui sostenitori dell’acqua pubblica: «Verifichiamo la coerenza delle posizioni espresse in questi anni. – continua il segretario di «SiPuò» - Una mobilitazione popolare farà bene anche a questo».

L’attuale amministratore unico di Corso Europa, Michelangelo Ciarcia, insomma, dovrebbe lasciare. Perché? «E’ in continuità, non solo politica, con le ultime gestioni. Al di là di ciò che lui stesso dice – ricorda Montefusco - è espressione del Pd. E non dimentichiamoci che è stato presidente del collegio dei revisori dei conti».

Se gli attivisti riusciranno a mettere insieme 2.000 o 3.000 firme, come avvenuto a Benevento, i progressisti porteranno le adesioni al Comune di Avellino, per chiedere che intervenga attivamente nella partita. L’assunto dal quale muovono i partiti della sinistra resta lo stesso: alle porte ci sarebbe ancora Gesesa, società a maggioranza privata di proprietà di Acea. «Le firme raccolte ad Avellino saranno poi consegnate al Commissario affinche’ si possa valutare la strada di un referendum consultivo. Nella citta’ di Benevento, pure in un quadro diverso dal nostro, si andra’ presumibilmente in questa direzione, con circa 3.500 firme raccolte. Segno di una vitalita’ dello strumento. Naturalmente ci adopereremo affinche’ anche in altri Comuni si possano realizzare iniziative analoghe e per allargare il campo dei soggetti impegnati nella petizione». afferma Montefusco -

Ed ancora: «Non siamo gli unici a ritenere che la condizione di crisi di Alto Calore non precluda alcuna possibilità – conclude - e non vorremmo che l’amministratore ci venga a spiegare che la scelta è di aprirsi al privato, con una modifica dello Statuto, sia obbligata. Per noi, nessun pericolo è scongiurato. Anzi, siamo convinti che, se non ci fosse stata una forte levata di scudi nei mesi scorsi, questa strada sarebbe stata intrapresa ufficialmente».

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Commenti

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scrive:

La demagogia a tavolino.
Il solito refrain della sinistra estrema e populista che tenta letture ed analisi annebbiate da una visione populistica, oggi vincente.
Per definire la fallacita’ delle proposte teoriche, incapaci di esporre un’idea progettuale, che una, se non quelle camuffate da arcaico marxismo , basta esprimere l’esplicazione del loro modo di pensare, come tratto dal dizionario italiano :
DEMAGOGIA: In origine, genericamente, arte di guidare il popolo; in seguito (già presso gli antichi Greci), la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, specialmente economiche, con promesse difficilmente realizzabili. Nella storia del pensiero politico il termine risale alla tipologia aristotelica delle forme di governo, nella quale rappresenta un aspetto degenerativo o corrotto della politèia, per cui si instaura un governo dispotico delle classi inferiori dominato dai demagoghi, che sono definiti da Aristotele «adulatori del popolo».