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La situazione di Pratola Serra

Alla “solidarietà” le tute blu preferiscono la chiarezza. Quale futuro alla FCA?

A poche settimane dalla scadenza di questo strumento che prevede riduzione del monte ore e della retribuzione, l’azienda ancora non ha comunicato se dopo otto anni tornerà a pieno regime con tre turni giornalieri o, non avendo ancora i numeri per farlo, entrerà in regime di cassa ordinaria. Altra incognita riguarda la produzione dei motori diesel, l’Ad Marchionne li vuole salutare per sempre entro il 2020. Cosa accadrà a Pratola Serra? Qualcuno risponda

Quale sarà il futuro della Fca di Pratola Serra? Se lo chiedono i dipendenti attualmente impiegati e buona parte dei sindacati. E se lo chiedono per un motivo molto semplice, anzi due. Il primo è che entro la fine di ottobre, inizio di novembre 2017, scadrà il contratto di solidarietà; il secondo, più a lungo termine, è che entro il 2020, stando alle dichiarazioni dello scorso marzo dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, il gruppo Fiat Chrysler Automobiles punta a dire addio ai motori diesel. Due argomenti non proprio di poco conto visto che si parla di un’azienda che impiega 1803 dipendenti ed è una delle realtà più importanti del centro sud nella fabbricazione dei motori.

L’aumento della produzione che oggettivamente si è registrata negli ultimi due anni e la scadenza del contratto di solidarietà dovrebbe portare a pensare che lo stabilimento torni, dopo oltre otto anni di ammortizzatori sociali, in regime ordinario. E quindi fabbrica aperta tutti i giorni e lavoro diviso su tre turni. Sarebbe il giusto premio per tutte le tute blu che negli anni della crisi hanno dovuto affrontare innumerevoli sacrifici oltre a rinunciare a migliaia e migliaia di euro sulle buste paga.

Esistono i numeri materiali per poter rientrare a pieno regime? E’ questo l’interrogativo più grande a cui i lavoratori a poco più di un mese dalla scadenza del contratto di solidarietà vorrebbero sapere. I sindacati, non ci sarebbe nemmeno bisogno di sottolinearlo, si dividono tra quelli che sono straconvinti che le richieste di motori consentirebbero allo stabilimento di Pratola di lavorare tutti i giorni e quelli, forse più realisti, che ci vanno con i piedi di piombo e, pur ammettendo un incremento di produzione, ritengono che non ci siano i presupposti per fare quello che tecnicamente sarebbe un passo più lungo della gamba.

Se non si dovesse andare a pieno regime, però, l’azienda può sempre tornare in regime di cassa integrazione ordinaria. Uno strumento che la legge prevede a cui i lavoratori sono molto abituati. Un ammortizzatore sociale, l’ennesimo, che dovrebbe essere avviato per i prossimi 24 mesi. Meno flessibilità rispetto al contratto di solidarietà ma che garantisce continuità lavorativa e la possibilità per l’azienda di poter assumere anche nuovi dipendenti.

Pieno regime o nuova cassa, l’importante per le tute blu è sapere come sarà il proprio futuro e saperlo subito. Soprattutto se questa informazione, bella o brutta che sarà, si va ad allacciare alla volontà del numero uno di FCA di voler salutare per sempre i motori diesel. Anche sotto questo punto di vista sarebbe importante capire se negli obiettivi di Marchionne, Pratola Serra continuerà ad avere il ruolo strategico che assume o se immagina una rivoluzione. L’importante è sapere. E’ nei diritti dei lavoratori.

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