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La cugina di Parascandolo

A che servono le vacanze

  • Art Magazine

Che bisognasse interrompere con la routine quotidiana (fosse anche quella delle faccende domestiche per le casalinghe) era un concetto noto, reso popolare dal dopoguerra, quando anche la classe media e quella operaia hanno conosciuto (e giustamente preteso) un periodo di ferie.

Prima le vacanze erano appannaggio dei ricchi. Un esempio per tutti, la carovana della villeggiatura ne Il Gattopardo.

Ora, però, abbiamo intensi studi scientifici che dovrebbero obbligare le persone ad interrompere, almeno una volta all’anno, i loro ritmi e le loro ciclicità lavorative e/o quotidiane.

Cambiare, spezzare, interrompere, modificare fa bene, anzi benissimo.

Gli scienziati ci dicono che salvi dal burn out, per esempio, che sarebbe la condizione di esaurimento totale nel proprio lavoro, quando è interminabile, senza soluzione e soprattutto quando ha a che fare con situazioni medico-sanitarie e di assistenza: le disgrazie umane altrui incidono sulla nostra psiche, specialmente quando per lavoro ci tocca risolverle e specialmente alleviarle.

Il burn out, però, colpisce anche i docenti, immagino non sia facile avere a che fare con alunni e studenti molto demanding, ovverosia pretenziosi, capricciosi iper-tutelati dai genitori. Infatti, il compito dei docenti non si risolve nel rapporto con gli alunni nelle classi, bensì anche con i loro agguerriti genitori, i quali più che preoccuparsi della cultura dei figli, diventano barracuda nel difenderli a prescindere. Anyway.

Indovinate quale Università ha studiato con più dovizia gli effetti delle pause vacanziere? Ma ovviamente quella di Santa Barbara, in California, luogo di spiagge leggendarie, di movide risalenti agli anni Sessanta, sabbie cantate dai celeberrimi Beach Boys. Universitari fortunati, anche perché avevano storia e materiale più a portata di mano.

Questi ricercatori in infradito (detto con estrema simpatia, beninteso) hanno capito che il 40% delle nostre migliori idee lavorative, creative, risolutive viene a noi durante un periodo di pausa dalle attività lavorative solite.

Non è la necessità che ci fa escogitare le migliori soluzioni, né la fretta. Le migliori scelte si fanno pensando e facendo altro dal rimuginare e buttarsi a capofitto nel problema. Insomma, la soluzione non arriva combattendo, bensì riposando, cambiando routine, occhi, sguardi, orizzonti, panorami, orari, mezzi di trasporto, talvolta cibi.

Il momento migliore, anche per prendere le famose decisioni settembrine, è proprio il periodo di vacanze, di cui ieri abbiamo celebrato il culmine, ognuno come ha potuto/dovuto.
Infatti, ieri mattina, il mio quartiere si è svegliato impregnato di odore di melanzane fritte. Senza parmigiana che Ferragosto è?

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