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La seconda giornata del meeting

2ue Culture, Gresta sul rischio sismico: «La prevenzione si fa sugli edifici»

Il Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia torna sulla sentenza del Tribunale de L’Aquila

«Per i cittadini l’unica garanzia è la sicurezza della propria casa. Sono gli edifici che fanno la differenza. La vulnerabilità dei palazzi e un’edilizia che rispetta o meno i criteri antisismici sono le variabili fondamentali del rischio sismico». Il Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Stefano Gresta nella seconda giornata del Meeting le 2ue Culture torna sulla sentenza del Tribunale de L’Aquila che ha condannato i componenti della Commissione Grandi Rischi per non aver adeguatamente segnalato i pericoli alla vigilia del terremoto che ha duramente segnato il capoluogo abruzzese.

Un verdetto-shock che ha insinuato nella mente degli scienziati più di qualche dubbio, parola-chiave delle giornate di studio promosse dal centro di ricerche irpino presieduto da Ortensio Zecchino.

«Un terremoto – ribadisce Gresta - non è prevedibile dal punto di vista deterministico anche con gli strumenti migliori del mondo e in Italia li abbiamo. Misuriamo costantemente la deformazione della crosta terrestre con tecniche satellitari, abbiamo sensori per monitorare le emissioni gassose del terreno. Ma sperimentalmente si è osservato che ogni caso e ogni zona presentano circostanze e prodromi specifici dell’evento sismico unici e non necessariamente ripetibili in quel modo. Il rischio sismico – spiega ancora Gresta - è solo l’indice di pericolosità di una area che possiamo stimare solo con la storia, con quello che è accaduto in passato rispetto alle faglie. Questo ci consente di dire, ad esempio, che c’è la probabilità di avere un terremoto di magnitudo 6 in Irpinia ogni 50 anni e a Ferrara ogni 500 anni».

«Tra le tante virtù che hanno i magistrati, non c’è quella di prevedere i terremoti –ha osservato Mastrominico – ma sulla sentenza de L’Aquila c’è stato un equivoco. C’è chi ha preso parte per i giudici o per gli scienziati, ma non è questo l’approccio giusto. Il magistrato si è chiesto cosa potevano fare questi esperti e cosa non è stato fatto». Sul ruolo di una corretta informazione ha sollecitato una riflessione il moderatore del dibattito, il giornalista Carmine Festa del Corriere del Mezzogiorno.

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